ANNO 2010:
dà futuro a un bambino.
Dagli un pane, dagli un libro:
un'alternativa alla guerriglia!
Appoggiando con 320 euro la Fondazione Colombiana ORME DI VITA nella città di VILLAVICENCIO togliamo un bambino dalla miseria della periferia della città dalla minaccia della prospettiva della guerriglia come via di autorealizzazione e accendiamo la possibilità che nasca un uomo per la società e non un ragazzo attratto dalla guerriglia...
La Fondazione lo prende al mattino lo sostiene e accompagna nell'andare a scuola gli offre il pranzo, lo fa studiare lo accompagna nella sua evoluzione culturale e spirituale e poi lo riaccompagna in famiglia perché essa sia parte di questa crescita
I MINORI IN COLOMBIA
Il 92% della popolazione ha ricevuto un'istruzione primaria, ma il numero medio di anni di scuola completati è di meno di 4. Nel 2000, il 47% dei bambini aveva accesso agli asili. I bambini indigeni e afro colombiani provenienti dalle aree rurali hanno un cattivo accesso all'istruzione. Lavorano più di un milione di bambini di età compresa tra i 5 e i 17 anni. Lo sfruttamento sessuale e i traffici internazionali sono aumentati. Più di un milione di bambini sono stati costretti a lasciare le proprie case negli ultimi 15 anni. Circa 7.000 combattenti tra i 10 e i 18 anni sono stati reclutati dalla guerriglia e dai gruppi paramilitari, e rappresentano il 20% di queste forze. Un'alta percentuale delle vittime di mine antiuomo sono bambini. Ogni anno 2-3 centinaia di bambini sono rapiti.
Per la tua generosità:
la Banca Etica-Filiale di Roma, con il CB n. 120598, CIN Z, ABI 05018, CAB 03200; codice IBAN: IT 29Z 05018 03200 000000 120598.
Nel paese il destino peggiore spetta ai cittadini più piccoli che vengono lasciati al loro destino.In un orfanotrofio i figli dei guerriglieri.
Popolazione: 45 milioni
Pil pro capite: 8.200 €
Analfabetismo: 12%
Soldi spesi per l’istruzione: 1%
Un maestro per 40/50 alunni
LA BIBLIOTECA DEGLI ASINELIPER I BAMBINI ANALAFABETI
di Etteore Mo
NUEVA GRANADA (Colombia)- La scuola, da queste parti, arriva a cavallo. A cavallo di due asinelli. Si chiamano Alfa e Beto, 12 anni l'uno, 14 l'altro. Li accompagna Luis Humberto Soriano, uno dei pochi maestri attivi nel dipartimento rurale della Magdalena, Nord-Ovest della Colommbia, dove la solitudine ha molto più di cent'anni. In groppa invece di sacchi di farina, noci di cocco e banane, dozzine di libri, a cominciare dal sillabario, destinati, oltre ai bambini, alla popolazione semianalfabeta della regione.
Dal lunedì al venerdì, Soriano fa lezione in una scuola comunale di Granada tra solide pareti, con tanto di banchi, cattedra e lavagna: ma ogni sabato mattina, scortato dai sui fedeli e miti quadrupedi, si mette in marcia verso i villaggi più remoti del contado, frazioncine di poche case di legno raggruppate attorno alla «finca», la fattoria del padrone, dove l'accoglie un coro di ragli, muggiti e belati; ma gli alunni che lo aspettano sotto un albero nella mini-azienda agricola della Fortuna sono davvero molto poochi. Troppo pochi per ripagare in qualche modo la generosità della «Biblioburro», la biblioteca degli asini se così la si può definire, che ha accumulato in poco tempo quasi 5 mila volumi.
«Ho cominciato con una settantina di libri - dice Soriano - e adesso la mia collezione privata è di circa 4.800». Una vicenda del tutto normale, la sua: quella del ragazzo povero, ma fornito d'ingegno e d'entusiasmo; che si butta anima e corpo, neanche ventenne, nel perseguimento del proprio obiettivo, la promozione della cultura tra le classi più disagiate. L'ho visto commuoversi mentre un ragazzino seduto sotto un albero leggeva lentamente, quasi sillabanndo, Pinocchio: per lui quel burattino che marina la scuola per il gioco dei balocchi non faceva una birichinata, commetteva un delitto. «La scuola - insiste Soriano- deve insegnare a leggere e scrivere e a far di conto ma soprattuttto deve inculcare nei ragazzi i valori della vita Non c'è futuro per gli analfabeti, che resterannnò per sempre fregati. Anche questa annosa lacuna culturale o scolastica non è estranea alle odierne vicende del mio Paese, la guerra fratricida fra Paramilitari e guerriglieri e fra le stesse fazioni della guerriglia, che fa morti a palate, ogni giorno».
Col suo misero salario di 350.000 pesos al mese (190 dollari), il maestro Soriano, 30 anni portati bene, ha poco da scialare. Per pareggiaare il bilancio domestico (ma non ce la fa) e mantenere i 3 figli gestisce, insieme alla moglie Diana, un modesto ristorante nel distretto di La Gloria, che si chiama La Casa Politica. Gran parte della sua clientela - allevatori, conntadini, camionisti - non sa leggere il menù; «Vedi - dice scusandosi per la povertà del cibo -, questo è un Paese dove il maestro deve andare a raccattare l'alunno nella sua casa e portarselo in classe perché i genitori non ce lo mandano, anche se la legge stabilisce l'obbligo della frequenza». «In Colombia - conferma un suo collega, Arnulfo Bayon.a, 62 anni, insegnate a Bogota - si spende di più per la guerra che per l'istruzione e l'educazione, al contraario che nella Cuba di Fidel Castro. Qui il 6,8% del Pil è destinato alle spese militari, al terrorismo, al narcotraffico. Per la scuola si spende meno dell'l%. I bimbi colombiani figurano in testa alla graduatoria delle diserzioni dell'aula tra i Paesi del Sud America. L'analfabetismo oscilla tra il 10 e il 12%. Due milioni di famiglie devono pagare i libri per le elementari. Ci sono classi di 45/50 alunni, dalla I alla V elementare, con un solo maestro. Questo Paese non ha mai investito nella scienza ed è pure basso l'interessse per la salute. Come canta la nostra Shakira, la Colombia è sorda, cieca, muta».
Immagine totalmente negativa avallata in parte da Remando Sanchez, sindacalista e preesidente dell'Associazione degli Educatori, forte di 2500 persone tra insegnanti, professori, operatori didattici dalle elementari a livello universitario, che rievoca episodi di violenza negli ulltimi 25 anni da attribuire sia all'estremismo di sinistra come di destra, alle Farc (Fuerzas Arrmadas Revolucionarias de Colombia) come allo Eln (Ejército de Liberacion Nacional), ai Paramilitares e al «Bloque Vencedores deArauca». Come sempre delitti e massacri. Dieci maestri ammazzati in un sol colpo insieme all' alfabeto.
Sorprende forse che·nella profonda letargia in cui è immersa la regione ci sia un polo culturale perennemente attivo come la Biblioburro: assestata in una casa a un solo piano con l'intonaco bianco dove nell'unica disadorna stanza trovi accostati sugli scaffali i libri e gli autori più diversi, in un vertiginoso mélange. Nella serie «Protagonisti dell'umanità» stanno infattti a braccetto Stalin e Che Guevara, Wagner e Charlie Chaplin, Federico Garcia Lorca e Beeethoven.
Riesce anche difficile immaginare quali dei tanti volumi accumulati nella rinfusa e senza un minimo tentativo di selezione potranno scivolare, senza far danno, tra le mani degli alunni della Escuela Rural Mixta di La Gloria che sta lì accanto, con le inferriate alle finestre: La Peste di Camus, Lord Jim, La capanna dello Zio Tom, Così parlò Zarathustra di Nietzsche, Al Capoone, il Padrino? Per chi fosse interessato c'è anche un manuale di veterinaria, che non stona in un Paese dove un giorno all'anno capita di vedere davanti alle porte di una chiesa della Magdalena - la iglesia pentecostal di Planadas - quattrocento asini compuntamente schierati in attesa di una cerimonia liturgica E non si trattta, scrive la Rivista Gatopardo, «di un'immagine letteraria come quella dei quattrocento elefanti ambulanti su una bella spiaggia» evocati dal poeta Rubén Dario, poiché «nella recondita geografia colombiana non si può concepire la vita senza l'asino: che non è solo il sistema di trasporto più usato ma che da cinque anni sta legato alla conoscenza dell'universo». Quindi aggiunge, con chiaro riferimento all'esperienza di Luis Soriano: «Chi avrebbe mai pensato che ad un animale dalla pessima reputazione per quanto si riferisce all'intelligenza sia stato affidato il difficile compito di educare centinaia di bambini nei comuni della Nueva Granada».
Ricordo con commozione la cerimonia di fine trimestre alla Biblioburro, durante la quale maestro e autorità cittadine in pompa magna hanno consegnato attestati di merito e benemerenza a una dozzina di alunni della V elementare agghindati da precoci laureandi con tanto di toga e tocco. Sembrava di essere a Oxford. Al tempo stesso non sfuggiva a nessuno che questa semplice festa di premiazione acquisiva un significato particolare tenendo conto dell'immane tragedia dentro cui si è svolto il loro itinerario scolastico. Un'infanzia e un'adolescenza esposte giorno e notte alla più cieca brutalità, commenta il maestro Bayona, come dimostra il fatto che «da gennaio all'ottobre di quest'anno ci sono stati 1539 morti ammazzati a Bogota e 2500 a Medellin, in gran parte per mano dei paramilitari».
È fatale che con tutto questo scorrimento di sangue quando si vuole indicare un luogo, un paese, una strada, una piazza si faccia automaticamente riferimento a un attentato, un delitto, una sparatoria, il caffè dove è stato ucciso il poliziotto, il ponte su cui è saltata la camionetta, la «finca» dove i parà hanno gozzovigliato dopo la strage, la chiesa e l'altare dove, all'Agnus Dei, è morto il prete..
Tame, città capoluogo del dipartimento di Arnuca, 60 mila abitanti, ha sofferto la sua parte negli sconvolgimenti del decennio e si sta ora curando le ferite. Per la guarigione spirituale si è affidata a Padre Alexander, un giovane sacerdote che vediamo dopo la messa, ancora con i paramenti addosso. Ma il piviale viola che lo copre dalle spalle ai piedi non basta a modificare il suo aspetto, che è quello tipico di un bel ragazzo hippy, i capelli lunghi, un cespuglio di barba nera, gli occhi chiari.
Sguscia via rapido quando, incuriosito dal suo look non propriamente ecclesiastico, gli chiedo se sia un seguace di Camillo Torres lunngo i sentieri della Teologia della Liberazione. Si limita a dire che la sua sola guida è Gesù e che alla pace bisogna arrivare senza ricorso alla violenza Ha i piedi per terra il curato hippy di Tame. «Io passo le mie giornate nei barrios miserabili e nelle favelas e sono d'accordo coi cammpesinos, quando affermano che il primo passo verso la pace è la riforma agraria, sempre invocata e mai concessa in America Latina».
Al momento, il problema più urgente sembra essere quello dell'infanzia, i figli di migliaia di desplazados, gente costretta dai conflitti arrmati tra guerriglieri, paramilitari, esercito e polizia ad abbandonare le proprie case e ad accamparsi altrove, spesso in condizioni di estremo disagio. E le prime vittime, in questa situazio ne, sono i bambini. «Certo anche gli adulti devono affrontare angosce e difficoltà d'ogni geenere, economiche prima di tutto - ammette Don Alexander -: ma come accostarsi a questi piccoli che hanno visto ammazzare la mamma, il papà, la sorellina e sono usciti sconvolti dalll'uragano di barbarie e violenza che non avrebbbero mai potuto immaginare, un mondo di vari mostri e vere streghe. Hanno anche imparato un sacco di oscenità verbali che innocentemennte ripetono, Las malas palabras, le brutte parole. Che fare? Li mettiamo in castigo? Il nostro compito è tentare di recuperare la loro innocenza, un minimo di serenità e dolcezza».
Qui a Tame c'è un orfanotrofio che ospita i figli dei militanti guerriglieri della Farc e dello Eln e al tempo stesso gli orfani dei paramilitari e della polizia. Ai primi, i bimbi colombiani si rivolgono chiamandoli «faruchi» mentre ai secondi hanno appiccicato il nome di «eleni». Tutto un bel divertiimento. Le maestre d'asilo assicurano che per il momento non è ancora scoppiata la guerra fra i due gruppi.
Ma alla fine Alfa e Beto restano gli ineffabili protagonisti di questa storia: che avrebbe avuto ben altro trattamento se l'avesse potuta scrivere ]uan Ramon Jiménez, autore del celeberrimo Platero y yo, che nel 1956 gli valse il Premio Nobel per la letteratura Nella circostanza qualcuno insinuò, con un pizzico d'invidia, che il Premio sarebbe dovuto andare direttamente al malinconico, bizzoso asinello andaluso, senza il quale il capolavoro del poeta non avrebbe mai visto la luce. Che sia la buona occasione, per gli Accademici di Svezia, di riscattarsi dall'errore assegnando ai miei due asiinelli colombiani il prestigioso riconooscimento? La decisione avrebbe fra l'altro il merito di estinguere una volta per tutte la patente di imbecillità appioppata agli asini illo tempore dall'Homo Sapiens. (Il Corriere della Sera, 13.12.2009)