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Martedì 06 Aprile 2010
di Franco La Cecla "Rinascita significa felicita'"

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1952 * 10 FEBBRAIO * 2010 PROCLAMA PER UN MONDO MIGLIORE MOLTO PIU\' FUTURO CHE PASSATO! - Mercoledì 10 Febbraio 2010
PROCLAMA PER UN MONDO MIGLIORE

Comunicati stampa

1) L'ESPERIENZA CRISTOFANICA. La maggioranza delle tradizioni dell'umanita' ci invita ad aprirci alla trascendenza. Questa ricerca umana non finisce in noi: «cerca Dio», «mettiti in cammino verso l'infinito» - Domenica 05 Settembre 2010
1) L'ESPERIENZA CRISTOFANICA

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Ringrazio per la tua disponibilità Saluti cordiali don Gino Moro «presidente»

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PROCLAMA PER UN MONDO MIGLIORE
Mercoledì 10 Febbraio 2010, 1952 * 10 FEBBRAIO * 2010 PROCLAMA PER UN MONDO MIGLIORE MOLTO PIU\' FUTURO CHE PASSATO!

PROCLAMA
PER UN MON­DO MIGLIORE
PIO XII IL 10 FEBBRAIO 1952
 
Un grido di allarme
(1) Dal nostro cuore, diletti figli e figlie di Roma, vi giunge questa paterna esortazione; ­dal nostro cuore inquieto, da un lato, per il prolungarsi, senza stabili schiarite, della pericolo­sa condi­zione esterna, dall'­altro, per un troppo diffuso torpore, che trattiene molti dall’intrapren­dere quel ritorno a Gesù Cristo, alla Chie­sa, alla vita cristiana, che abbiamo spesso indicato come il risolutivo rimedio della totale crisi che agita il mondo. Ma la fi­ducia di trovare in voi il conforto della compren­sio­ne e la ferma prontezza all'azione, ci ha mossi ad aprirvi l’ani­mo nostro. Un grido di risveglio oggi ascoltate dal­le labbra del vostro Padre e Pastore, di noi che non pos­siamo restar muti ed iner­ti dinanzi ad un mondo che prosegue inconsciamente per quelle vie le quali menano al baratro anime e corpi, buoni e malvagi, civiltà e popoli. Il sentimento della nostra responsa­bilità davanti a Dio, richiede da Noi di tutto tentare, di tutto intraprendere, affinché al genere umano sia risparmiata una così immane sciagura.
 
(2) Per confidarvi queste nostre ansie, ab­biamo scelto la fes­tività, domani ricorrente, della Vergine di Lourdes, perché comme­mora le prodi­giose apparizioni che cir­ca cento anni fa furono in quel seco­lo di sbandamento ra­zionalistico e di depressione religiosa, la risposta mise­ricordiosa di Dio e della sua Madre ce­leste alla ribellione degli uomini: l'irresisti­bile richiamo al soprannaturale, il primo passo per una progressiva ripresa religio­sa.
 
E quale cuore di cristiano, sia pure tiepido e dimentico, potrebbe resistere alla voce di Maria? Non certo il cuore dei Romani, di voi che avete ere­dita­to, trasmesso per lunghi seco­li, in­sieme con la fede dei martiri, il fili­ale af­fet­to a Maria invocata nelle sue venerande immagini, con gli amorosi titoli di lapidaria eloquenza: “Salus populi romani”, “Portus Romanae securitatis”, e con quello più recente, di “Madre del Divino Amore”, i quali tutti sono monumenti della costante pietà mariana e, più veramente, soavi echi di una storia di provati interventi della Vergine, nelle pubbliche calamità che fecero trepidare queste vecchie mura di Roma, per virtù di lei sempre salva.
 
Ognuno esamini che cosa deve e può fare
Ora voi non ignorate che ben più estesi e gravi, quali non furono né le pesti, né i cataclismi tellurici, sono i pericoli che incombono tutt’ora sulla presente generazione, anche se la loro perdurante minaccia ha cominciato a rendere i popoli pressoché insensibili ed apatici. Sarebbe forse questo il più infausto sintomo dell’interminabile, ma non svigorita crisi, che fa tremare le menti aperte alla realtà. Rinnovato quindi il ricorso alla benignità di Dio e alla misericordia di Maria, è d’uopo che ciascun fedele, ciascun uomo di buona vo­lontà, riesamini, con risolutezza degna dei grandi momenti della storia umana, quanto personalmente possa e debba fare, come suo con­tributo personale al­l'o­pera salvifica di Dio, per venire in soccorso di un mon­do, avviato come oggi verso la rovi­na.
 
Scuotere il funesto letar­go
(3) La persistenza di una condizione genera­le, che non dubitiamo di chiamare esplosiva ad ogni istante, e la cui origine deve ricercarsi nella tiepidezza re­ligiosa di tanti, nel bas­so tono della vita pub­blica e privata, nella sistematica opera di intossicazione delle anime semplici, a cui il veleno è propinato dopo averne per così dire nar­cotizzato il senso della genuina libertà, non può lasciare i buoni immoti nel medesimo solco, con­templatori inerti di un travolgente avvenire. Lo stesso Anno Santo che recò una prodigiosa fioritura di vita cristiana, dischiusasi prima in mezzo a voi e poi in ogni dove sulla terra, non deve riguardarsi come una splendente, ma fuggevole meteora, né come un impegno momentaneo ormai scontato, bensì come primo e promettente passo verso la completa restaurazione dello spirito evangelico, che oltre a strappare milioni di anime dalla eterna rovina è il solo che possa assicurare la pacifica convivenza e la feconda collaborazione dei popoli.
 
(5) Ed ora è tem­po, diletti figli. E' tempo di compiere gli altri definitivi passi. E’ tempo di scuotere il funesto letargo. E’ tempo che tutti i buoni, tutti solleciti per i destini del mondo, si riconoscano e serrino le loro file. E’ tempo di ripetere con l'Apostolo: "Hora est iam nos de somno surgere" (Rom. 13,11). E' ora che ci sve­gli­amo dal sonno, poiché vicina è adesso la nostra salvezza!
 
Un mondo da rifare
(6) E' tutto un mondo che occorre rifare dalle fondamen­ta, che bisogna trasformare da selvatico in uma­no, da umano in divino, vale a dire secondo il cuore di Dio. Da milioni di uomini si invoca un cam­biamento di rotta e si guarda alla Chiesa di Cristo come a valida e unica timoniera, che, nel rispetto dell’umana liber­tà, possa essere alla testa di così grande impresa. E si implora la guida di Lei con aperte parole ed anche più con le lacrime già versate, con le ferite ancora doloranti, additando gli sterminati cimi­teri che l'odio organiz­zato ed armato ha disteso sui continenti.
 
Araldo di un Mondo Miglio­re
(7) Come potremmo Noi, pos­ti da Dio, sebbene indeg­ni, fiaccola fra le tene­bre, sale della terra, pastore del gregge cris­tia­no, respingere ques­ta mis­sione salutifera? Come accet­tammo, in un giorno ormai lontano­, perché a Dio così piacque, la pesante croce del pontificato, così ora, ci sot­tomet­tiamo al­l'arduo ufficio di esse­re, per quanto lo permettono le nostre deboli forze, aral­di di un Mondo Miglio­re, da Dio voluto, e il cui vessillo premiamo in primo luogo di consegnare a voi diletti figli di Roma, a Noi più vici­ni e alle nostre cure più particolarmente affidati e perciò stesso anche voi posti quali fiaccole sul candelabro, lievito tra i fedeli, città sul monte. A voi, dai quali a buon diritto, altri si attendono maggiore coraggio e più generosa prontezza.
 
Accogliete la chiamata di Dio
Accogliete con nobile impeto di dedi­zione, ricono­s­cendola come chia­mata di Dio e degna ragione di vita, la santa consegna che il vostro Pastore e Padre oggi vi affida: dare ini­zio a un potente risveglio di pensiero e di opere. Risveglio che impegni tut­ti, senza evasioni di sorta, il clero ed il popolo, le au­tori­tà e le famiglie, i gruppi, ogni singola anima, sul fronte del rinnovamento totale della vita cristiana, sulla linea della di­fesa dei valori morali, nell'attuazione della giustizia sociale, nella ri­costru­zione dell'ordine cristiano, cosicché anche il volto esterno dell’Urbe, dai tempi apostolici centro della Chiesa, appaia in breve tempo, fulgido di santità e di bellezza. L’Urbe su cui ogni età ha impresso l’orma di gloriose attuazioni, divenute poi eredità delle genti, riceva da questo seco­lo, dagli uomini che oggi la popolano, l’aureola di promo­tri­ce della salvezza com­une, in un tempo in cui contrastanti forze si conten­dono il mondo. Tanto sperano da lei i po­po­li cris­tiani e soprat­tutto a­spet­tano azione.
 
Azione e non più discus­sioni
(9) Non è questo il momen­to di discutere, di cer­care nuovi principi, di assegnare nuovi scopi e mète, le une e gli altri, già noti ed accertati nella loro sostanza, perché inse­gnati da Cristo stesso, chiariti dalla secolare elaborazione della Chiesa, adattati alle immediate circostanze dagli ul­timi Sommi Pontefici, at­tendono una cosa sola: la concre­ta attuazione.
 
(10) A che gioverebbe scrutare le vie di Dio e dello Spirito se in pratica si elegessero le strade della perdizione e si piegasse docile il dorso al flagello della carne? A che servirebbe il conoscere e il dire che Dio è Padre e gli uomini sono fratelli, quando di Lui si temesse ogni interven­to nella vita privata e pubblica ? A che varrebbe il disputare sulla giustizia, sulla carità, sulla pace, se la volontà fosse già risoluta a rifuggire dalla immolazione, il cuore determinato a rinchiudersi in glaciale solitudine, e se nessuno osasse, per primo, infrangere le barriere dell'odio separatore, per correre ad offrire un sincero abbraccio? Tutto questo non farebbe che rendere più colpevoli i figli della luce, ai quali sarà meno perdonato, se avranno meno amato. Non con questa incoerenza ed inerzia la Chiesa mutò ai suoi inizi la faccia del mondo e si estese rapidamen­te, e perdurò benefica nei secoli e riscosse l'a­mmirazione e la fiducia dei popoli.
 
La radice dei mali
(11) Sia ben chiaro, diletti figli, che alla ra­dice dei mali odierni e delle loro funeste conse­guenze non sta, come nei tempi precristiani o nelle regioni ancora paga­ne, l’invin­cibile ignoranza sui destini eterni dell'uomo e sulle vie maestre per con­seguirli, bensì il letargo del­lo spirito, l'anemia della volontà, la fre­ddezza dei cuo­ri. Gli uomini, da una tale peste ammorbati, quasi a giustificazione, tentano di circondarsi delle antiche tenebre e cercano un alibi in nuovi e vecchi errori. Bisogna dunque agire sulle loro volontà.
 
Come procedere
(12) L'azione a cui oggi chiamiamo pa­stori e fedeli, rifletta quella di Dio, sia illuminatrice e unificatrice­, generosa ed amorevole. A questo scopo, ponendovi dinanzi allo stato concreto della vostra e nostra città, studiatevi che siano ben accertati i bisogni, ben chiare le mete, ben calcolate le dispo­nibili forze, in guisa che le presenti risorse iniziali non vengano trascurate perché ignorate, né disordi­na­ta­mente impiegate, né sciupate in attività secondarie. Si in­vitino le anime di buona volontà­; esse stesse si offrano spon­taneamente. Loro legge sia la fedel­tà incondiziona­ta alla persona di Gesù Cristo e ai suoi in­segnamenti. La loro oblazione sia umile e obbediente: la loro opera si inserisca come elemento attivo nella grandiosa cor­rente che Dio muoverà e condurrà per mezzo dei suoi mini­stri.
 
Prima Roma e poi l'umanità intera
(13) A tal fine Noi in­vitiamo il nostro venera­bile fratello, il signor Cardinale Vicario, ad assumere l'al­ta direzione, per la diocesi di Roma, di questa azione rigene­ratrice e salvatrice. Siamo certi che non man­cheranno, né per numero, né per qualità, i cuori ge­nerosi, che correranno alla nostra chiamata e che metteranno in atto questo nostro voto. Vi sono anime ardenti che attendono ansiosamente di essere convocate. All’impaziente loro fremito si additi il vasto campo da dissodare. Altre ve ne sono, sonnacchiose, e occorrerà destarle, trepide e bisognerà incoraggiarle, disorientate e si dovrà gui­darle. Di tutte si chiede un saggio inquadramento, un assennato impiego, un ritmo di lavoro cor­rispon­dente all'urgente ne­cessità di difesa, di con­quista e di positiva co­struzione. In tal guisa Roma rivivrà la sua seco­lare missione di maestra spirituale delle genti, non soltanto, come fu ed è, per la cattedra di verità che Dio stabilì nel suo centro, ma per l'esempio del suo popolo, tornato fervido nella fede, esemplare nei cos­tumi, concorde nell’adempimento dei doveri reli­giosi e civili, e, se piacerà al Signore, prospero e felice. Volentieri ci auguriamo che il potente risveglio, a cui oggi vi esortiamo, senza indugio promosso e tenacemente proseguito, secon­do il disegno tracciato, e che altri potranno più particolarmente illustrare, sarà presto imitato dalle vicine e lontane diocesi, affinché ai no­stri occhi sia concesso di veder tornare a Cristo non solo le cit­tà, ma le nazio­ni, i con­ti­nenti, l'umanità intera.
 
La mano all'aratro - Dio lo vuole
(14) Mano dunque all'aratro. Vi muova Dio che tanto vuole, vi attrag­ga la nobiltà dell'impresa, vi stimoli la sia urgen­za; il giustificato timore del tremendo avvenire che derive­rebbe da una colpevole inerzia, vinca ogni titubanza e fissi ogni volontà.
 
(15) Vi sorreggeranno le preghiere degli umili e dei piccoli, ai quali vanno le vostre più tenere cure, i dolori ac­cettati e offerti dei sofferenti. Feconderanno i vostri sforzi gli esem­pi e l'inter­ces­sione dei martiri e dei santi che questo suolo resero sacro. Benedirà e moltiplicherà il felice successo per cui ardentemente preghiamo, la Vergine Santissima, la quale, se in ogni tempo fu pronta a ste­ndere la sua mano pro­tet­trice sui suoi Roma­ni, non dubi­tiamo che vor­rà far sen­tire anche al presente la sua materna protezione per que­sti figli, che tanto affettuosa pietà dimostrarono nella sua re­cen­te glorifi­cazio­ne, e di cui in questo cielo risuona ancora il po­tente grido di osanna.
 
(16) Vi sia infine, di conforto e di sostegno la paterna benedi­zione apostolica che con effusione di animo impar­tiamo a tutti voi che ci as­coltate, alle vostre fami­glie, alle vostre opere e a questa eterna Città, la cui fede, già dei tempi dell'A­postolo, è annun­ciata nel mondo universo e la cui cristiana grandezza, faro di verità, di amore e di pace, si infutura nei secoli. Così sia".
 
Sancti Apostoli Petrus et Paulus, de quorum potestate et auctoritate confidimus, ipsi intercedant pro nobis ad Dominum! Amen.
Precibus et meritis Beatae Mariae sempre Virginis, beati Michelis Arcangeli, beati Joannis Baptistae, et sanctorum apostolorum Petri e Pauli et omnium sanctorum. Misereatur vestri omnipotens Deus, et dimissis omnibus peccatis vestris, perducat vos Jesus Christus ad vitam aeternam. Amen.
Indulgentiam absolutionem et remissionem omniun peccatorum vestrorum, spatium et verae et fructuosae penitentiae, cor semper penitens, et emendationem vitae, gratiam et consolationem et Sancti Spiritus et finalem perseverantiam in bonis operibus, tribuat vobis omnipotens et misericors Domunus. Amen
Et benedictio Dei omnipotentis Patris et Filii et Spiritus Sancti descendat super vos et maneat semper. Amen.  
 
 
 
 

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