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PROCLAMA PER UN MONDO MIGLIORE

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La tregua è già stata violata centinaia di volte
Lunedì 08 Settembre 2008

La tregua è già stata violata centinaia di volte

08/09/2008

Rd Congo : pace solo sulla carta
Michele Luppi da Goma

Sono passati oltre 8 mesi dalla storica firma della pace tra i gruppi ribelli del Nord Kivu e il governo di Kinshasa, ma nella regione congolese gli scontri non si sono mai fermati. Drammatica la situazione umanitaria nei campi profughi, pesanti conseguenze sociali ed economiche.
Si intensifica la guerra tra i ribelli fedeli al generale Nkunda e le Forze Armate congolesi (Fardc) nel Nord Kivu, dove negli ultimi giorni si sono fatti registrare nuovi combattimenti.
Sabato 6 settembre i ribelli del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) hanno preso il controlo di Nyanzale a circa 60 km da Goma mentre altri scontri si sono verificati più a nord.
E’ stata la stessa Monuc, la missione delle Nazioni Unite in RD del Congo, a darne notizia invitando i ribelli a tornare sulle proprie posizioni. Domenica 7 settembre le Fardc hanno annunciato la riconquista di Nyanzale mentre nel capoluogo del Nord Kivu si teneva un incontro urgente tra i vertici della missione ONU e il ministro della difesa congolese per valutare i recenti sviluppi.
Intanto a Goma la situazione è complessivamente tranquilla anche se la città è pesantemente presidiata dall’esercito congolese e nell’ultima settimana si sono verificati grandi spostamenti di truppe verso le colline del Masisi e del Rutshuru, teatro dei combattimenti.

Crisi umanitaria
La prosecuzione delle ostilità potrebbe aggravare la situazione umanitaria degli sfollati che attendono l’arrivo della stagione delle piogge nei campi profughi.
Secondo un rapporto della Congo Advocacy Coalition, che riunisce oltre sessanta ONG locali e internazionali, nonostante la firma a fine gennaio, proprio a Goma, di un piano di pace tra i principali gruppi ribelli, i continui combattimenti avrebbero provocato negli ultimi mesi 150 mila nuovi profughi.
E’ la stessa Monuc a confermare come nei primi 180 giorni dalla firma degli accordi, la tregua sia stata violata almeno duecento volte.
Per vedere i campi profughi è sufficiente percorrere qualche chilometro lungo la strada che dal centro di Goma porta a sud verso Bukavu. Qui vicino al lago si trovano i due campi principali mentre altri due, più piccoli, sorgono alla periferia della città.
Entrando in un campo incontriamo il personale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) che sta svolgendo un censimento per capire il numero esatto dei presenti e le zone di provenienza.
Non ci sono ancora dati certi sul totale degli sfollati ma, secondo le principali fonti umanitarie, il loro numero si avvicinerebbe al milione di persone.

Conseguenze per l’intera regione
A subire le conseguenze della prosecuzione della guerra non sono però solo i rifugiati ma l’intera società del Kivu. Le colline del Masisi e del Rotshuru, di cui Nkunda controlla ampie porzioni da più di un anno, lungo il confine con il Rwanda, sono infatti zone strategiche da cui transitano le merci provenienti dall’Uganda e dirette ai mercati di Goma e Bukavu, per poi raggiungere le città dell’interno.

Per favorire il flusso delle merci l’esercito congolese organizza periodicamente delle scorte alle carovane di camion ma questo fa lievitare i prezzi dei prodotti.
Dall’altra parte queste colline sono tra le terre più fertili e ricche di pascoli del Congo orientale. E’ da queste zone che provengono molti degli alimenti (fagioli, manioca, patate ma anche carne) che riforniscono i mercati di Nord e Sud Kivu.

La fuga di queste popolazioni ha così ridotto la produzione e conseguntemente il flusso di prodotti verso le città con conseguenze sull’intera popolazione già segnata da un decennio di guerra.

Il proseguo delle ostilità, nonostante la firma, nel novembre 2007, di un accordo tra Rd del Congo e Rwanda (a cui Nkunda, tutsi congolese, è storicamente legato) per il disarmo congiunto dei gruppi ribelli, che ha preceduto di alcuni mesi la conferenza di Goma getta pesanti dubbi sull’efficacia degli accordi, sulle reali intenzioni dei firmatari e sull’impegno stesso della Comunità Internazionale.

Come può il CNDP, formato da non più di tre mila uomini e teoricamente senza appoggi esterni, continuare ad imperversare nel Nord Kivu ?E come mai gli otto mila caschi blu presenti nella provincia non riescono a garantire il rispetto del cessate il fuoco, limitandosi a monitorare gli scontri e ad intimare ai ribelli il rispetto degli accordi?

Fino ad oggi nè la politica nè le armi sono riusciti a risolvere una situazione che valica i confini congolesi e che coinvolge attori e interessi regionali ed internazionali. A rimetterci come sempre sono gli sfollati che anche quest’anno non potranno piantare i loro fagioli nelle fertili colline del Nord Kivu.

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