E’ MORTO IL 3 GENNAIO 2009 IL PIU CONOSCIUTO
Lunedì 09 Febbraio 2009
E’ MORTO IL 3 GENNAIO 2009 IL PIU CONOSCIUTO
DEI PENSATORI ORTODOSSI
OLIVIER CLEMENT, COSTRUTTORE DI PONTI
« Ogni volta che debbo trattare un tema dal punto di vista ortodosso mi trovo in grande dif-ficoltà. Cos'è il punto di vista ortodosso? Come determinarlo? Gli ortodossi non hanno un Vaticano II cui poter attingere... le sole fonti che possiedono in fatto di autorità sono loro comuni con il resto dei cristiani: la Bibbia e i Padri. Come si può, allora, determinare una posizione che sia specificamente ortodossa sulla base di ciò che è comune con i non ortodossi? » (1).
Gli interrogativi del metropolita greco Joannis Zizioulas, considerato una delle voci più originali dell'attuale teologia ortodossa, rappresentano un punto di partenza necessario per com-prendere l'importanza della figura di Olivier Clément, scomparso a quasi ottantotto anni lo scorso 15 gennaio, senza dubbio il pensatore ortodosso più noto nei nostri ambienti.
Storia di una conversione
In realtà Olivier Clément non è stato soltanto un teologo, ma anche un mistico e uno scrittore originale, fine poeta e soprattutto un raro esempio di spirito autenticamente ecumenico, fino al punto, nel '98, di vedersi affidare da Giovanni Paolo II il compito di predisporre le meditazioni lette nel corso della tradizionale Via Crucis al Colosseo. Nella sua riflessione teologica egli è stato capa¬ce di unire le esigenze della modernità alla fedeltà alle sorgenti antiche della fede cristiana, cosa che gli ha consentito di proseguire per tutta la vita una ricerca feconda.
Inoltre, la sua lunga frequentazione della grande tradizione della chiesa, nel corso di moltissimi anni di studio e d'insegnamento, ha alimentato la sua specifica vocazione di traghettatore fra mondi diversi. Fino a divenire uno dei testimoni più originali di una comunione realizzata fra Oriente e Occidente, tanto che la sua testimonianza è destinata a conservare nel tempo un valore inestimabile.
Nato nel 1921, nel sud della Francia, in Linguadoca, Clément era arrivato alla fede da adulto, alla fine degli anni 40, nonostante fra i suoi an¬tenati ci fossero sia dei cattolici sia dei protestanti; e, dopo essere stato a lungo - è una sua autodefinizione - un pagano mediterraneo, pieno di dubbi irrisolti e di risposte abbozzate («Sono cresciuto in un ambiente scristianizzato - raccontava nel 2001 a La Croix -, non sono stato battezzato e non ho ricevuto istruzione religiosa»). La sua storia, infatti, è innanzitutto quella di una conversione.
Solo nel periodo delle letture adolescenziali gli si pongono le prime questioni spirituali: «La poesia mi colpiva molto, in particolare Rilke. E poi la Bibbia». Ma se il vangelo lo affascina, le sue pagine sembrano allora insopportabili a questo ateo convinto! Dopo la maturità, i suoi studi di storia gli faranno scoprire a che punto le civiltà sono segnate da una tensione allo spirituale.
Egli riceve in quella fase, a Montpellier, l'insegnamento di grandi professori che la guerra aveva obbligato a spostarsi dalle proprie sedi: in particolare gli storici nuovi Henri Irénée Marrou, Marc Bloch e, sopprattutto Alphonse Dupont, protagonista autorevole dell’antropologia religiosa che diventerà il suo maestro e che egli seguirà nella Resistenza.
Con la laurea in tasca, Clément prende, infatti, la via del maquis, ed è per lui, paradossalmente, l'occasione propizia per approfondire la dimensione spirituale dell'esistenza. Kierkegaard, Newman, Sestov si affollano ora nelle sue letture; quindi verrà l'incontro con l'India: «Per dieci anni ho cercato nel vasto mon¬do delle religioni e dei miti. Tutto mi attirava. Ma mi sono trovato schiacciato tra l'India, dove tutto è sacro, divino, inghiottito nell'oceano della divinità e, dall'altra parte, il senso del carattere unico della persona».
Ecco poi, grazie a La teologia mistica della chiesa d'Oriente, di Vladimir Lossky, la scoperta del cristianesimo come vita, come esperienza del Vivente ... non un discorso astratto, una serie di valori e d'idee sia pur altissime, delle risposte preconfezionate e rassicuranti, ma semplicemente il gusto e il senso della vita, la capacità di tener desta una domanda e una sete di senso proprio nel momento in cui stava trovando una risposta tanto sorprendente quanto convincente a tutti i suoi interrogativi.(2) Olivier scopre, soprattutto, il mistero della Trinità, e nella Trinità - su cui mediterà fino alla fine - tutto ciò che aveva cercato fino a quel momento, ossia, insieme, la singolarità della persona umana e la profusione della grazia e della trascendenza divina.
La sua conversione all'ortodossia è anche il frutto delle ripetute letture di Dostojevsky e di Berdiaev, oltre che, racconterà lui stesso, della sua preghiera ai piedi di un'icona rinvenuta presso un antiquario a Parigi, che riuniva in un trittico Gesù, Maria e Giovanni Battista. Un avvenimento che avrebbe tradotto così: «Ad un certo momento, Dio è venuto a cercarmi ed io l'ho seguito. Ho messo da parte tutto ciò che sapevo sulle religioni. Mi sono fidato di lui». Viene battezzato all'età di trent'anni.
La rivolta dello Spirito
Molto più tardi, nel '96, spiegherà: «Il cristianesimo non è né moralismo né ritualismo, ma invocazione, forza, luce. Il cristianesimo non è più né un'imposizione ideologica, la vecchia eresia dei tempi della cristianità, né un comparto della cultura in serie con tanti altri, la nuova eresia dei tempi della modernità. ma l'esorcismo, la densità, la profondità di ogni esistenza – per chi lo vu9le – nell’amore e nella libertà. Per l’amore e per la libertà».
Nel tempo, ha insegnato teologia all'Istituto ortodosso di teologia Saint-Serge a Parigi, è stato direttore di Théophanie, una preziosa collana sulla cristianità d'Oriente, e autore di numerosissime opere e pubblicazioni, quasi tutte tradotte in Italia. Come ha raccontato Andrea Riccardi, il leader della Comunità di Sant'Egidio, che spesso ha guardato a Clément come a un modello ecumenico di straordinaria portata, indicativa fu la sua vicenda nella crisi del '68, attento ai giovani chiassosi per le vie della capitale francese, accanto al liceo dove insegnava all'epoca.(3) Per lui il '68 fu una grande messa in scena liturgica della rivoluzione, con il rifiuto generalizzato del padre, cioè della tradizione.
Olivier scelse di scarnificare l'utopia sessantottesca, pur senza rinun¬ciare a credere che questo mondo lo si possa cambiare. Anzi, fu proprio in quel contesto che si convinse che è la via del cuore a cambiare l'uomo, dal di dentro: per questo bisogna accogliere la fede dei Padri. Così, in quello stesso anno, decise di intraprendere un'esperienza quanto mai diversa: a Istanbul, per un libro-in¬tervista, interrogò a fondo il patriarca di Costantinopoli, Athenagoras, l'uomo della riconciliazione con Pao¬lo VI e della fine degli anatemi reciproci con Roma.
All'epoca della rivolta contro il padre, il teologo neppure cinquantenne si mise in ascolto del patriarca ultraottantenne: ne scoprì l'indomita forza spirituale, non rassegnata alla disunione dei cristiani, all'odio tra le nazioni, al vuoto della vita di tanti. Nella stagione della contestazione o dell'uccisione dei padri, egli dialogò con il vecchio padre. Ne nacque un libro, che rappresenta un capolavoro di spiritualità e di storia.(4)Come negli altri testi scritti da Clément, anche qui le risposte, la salvezza, la trasfigurazione dell'uomo e del cosmo non sono mai un banale e facile lieto fine, ma la sempre drammatica sconfitta della morte attraverso la morte di croce: non la fine della storia, ma la sempre rinnovata freschezza di un nuovo inizio nell'amore e nella libertà, la rinascita dell'uomo in Cristo.
Tra i suoi titoli più noti, La rivolta dello spirito,(5) dove scriverà citando Berdiaev che «non ci si può rivoltare che in nome della realtà ultima, dello Spirito, cipoàù in nome di Dio. I visionari. Saggio sul superamento del nichilismo,6 Dio è simpatia.? Molto bello il sottotitolo di quest'ultimo, che potrebbe essere applicato all' opera omnia clémentiana: bussola spirituale in un mondo complicato ...
E’ sorprendente, ripetiamolo, come lui fosse capace di respirare appieno con i due polmoni della fede cristiana, l'Oriente e l'Occidente, Bisanzio e Roma. E, in sua compagnia, si passava dai Padri della chiesa greca all'ortodossia russa martirizzata sotto Stalin, dalle guerre di un Medio Oriente in preda a tutti gli integralismi a quelle dei Balcani, di cui conosceva ogni tragico episodio. In un articolo pubblicato su Le Monde nel 1993, destinato a fare storia, è uno dei primi a denunciare la deriva populista e nazionalista della chiesa ortodossa di Russia dopo la disgregazione dell'impero sovietico. Allo stesso modo, dopo lo smantellamento della Iugoslavia, si mostra severo con i suoi correligionari impegnati nelle tragiche guerre balcaniche ...
L'importante è pregare insieme
Parlando delle divisioni interne al mondo ortodosso e di una certa sua sclerosi, Clément mostrava, nonostante la sofferenza che provava, una significativa dose di serenità: «Ci sono difficoltà fra ortodossi, ma passeranno, tutte le cose negative passeranno, l'importante è pregare insieme. Quelli che l'hanno fatto non possono più odiarsi. Sarà la preghiera a unirci».
E, in un'intervista concessa nel 2004 a France catholique, argutamente, riconobbe che «l'età permette di approfondire un sacco di cose. E soprattutto di rinunciare alla polemica». Fino ad ammettere: «Ho rinunciato a pensare contro. Ed è il patriarca Atenagora che mi ha liberato dalla paura dell'altro, che mi ha dato la capacità di amare e, quando si tratta di un cristiano, di sentirlo come un fratello. La cosa è venuta con l'età, e con l'età si è approfondita, e anche con l'incontro di Giovanni Paolo Il».
Se l'ortodossia è talvolta percepita come sinonimo di fascinazione per il passato e la tradizione, di ripiegamento su di sé e di sfiducia nei confronti dei fratelli separati del cattolicesimo e del protestantesimo, Clément è stato, invece, riconosciuto e stimato in tutte le confessioni cri¬stiane: e senza annacquare alcunché del cuore del deposito evangelico.
Ecco dunque il suo lascito da autentico visionario (per adottare il termine da lui usato per indicare gli uomini spirituali) e un fiducioso costruttore di ponti (la definizione è dell'amico frère Alois, priore di Taizé).
Brunetto Salvarani
1 Zizioulas J., "Le mystère de l'Eglise dans la tradition orthodoxe", in Irénikon n.60 (1987), p. 323.
2 Dall'Asata A., "Credo dunque sono (libero)", in L'Osservatore Romano (18/1109).
3 Riccardi A., "Clément, il '68 dello Spirito", in Avvenire (17/112009).
4 Clément O., Atenagora. chiesa ortodossa e futuro ecumenico, Morcelliana, Brescia 1995.
5 Idem, La rivolta dello spirito, Jaca Book, Milano 1983.
6 Idem, I visionari, Jaca Book, Milano 1987.
7 Idem, Dio è simpatia, Leonardo, Milano 2003.
Settimana 2009/4
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