Fondazione Mondo Migliore Onlus
Registrati Login: Password:
Fondazione Mondo Migliore Onlus Chi SiamoCosa facciamoIl ProgettoSostieniciFMM
Fondazione Mondo Migliore Onlus
Lingue
News

Domenica 05 Settembre 2010
MESSA NEL II ANNIVERSARIO DEL DIES NATALIS DI PADRE JB CAPPELLARO I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni,

Calendario eventi

- Domenica 05 Settembre 2010
Il° Anniversario del dies natalis di P. Cappellaro

Comunicati stampa

LO SPIRITO DELLA PAROLA. La storia dell'umanita' e' lasciata anche all'iniziativa umana. In questo momento decisivo del mondo, i problemi urgenti della civilizzazione odierna sono argomenti anche religiosi. Pace, giustizia, liberta� - Martedì 07 Settembre 2010
LO SPIRITO DELLA PAROLA.

Storie di vita

5 x Mille
Ringrazio per la tua disponibilità Saluti cordiali don Gino Moro «presidente»

La foto del mese
 
Coltiva la Pace: Custodisci il Creato
 

 

 

LA DONNA RISVEGLIA LA CREAZIONE
Venerdì 09 Ottobre 2009

II.  LA DONNA NASCOSTA
2.1 La donna nascosta nella specie
            L\'autore, proprio con la struttura della sua narrazione che presenta per livelli o per fasi progressive l\'opera creatrice, ci fa sostare più espressamente sugli stadi incompiuti e incompleti. Proprio perché la creazione dell"\'umano-duale" giunge al termine del racconto, come cuore del proposito divino, ci colpisce con insospettato vigore l\'apparizione di un "Adam" indistinto. Certamente il brano che la tradizione pone davanti alla nostra "lectio divina" è un risultato redazionale. Ma proprio perché l\'autore ha così cucito i vari testi a disposizione, la provocazione dello Spirito, all\'intelligenza e al nostro amore è più precisa e intenzionale.
            La creazione non è compiuta quando vediamo presente nell\'Eden I\'”Adam" che pur significa l\'intera umanità: l\'uomo e la donna. Anche il legame letterariamente e narrativamente evidente tra Gen. 2, 17, dove la donna non è menzionata, ma è inclusa e occultata nell\'unico “Adam" e Gen. 3,1 dove interlocutore del serpente è proprio e individualmente la donna, dà maggiore risalto al messaggio teologico di Gen. 2,18 ss. come lo stiamo evidenziando. Nell\'apparizione dell\'”Adam" non è giunta a maturazione la parola creatrice. L\'umano è ancora indistinto; è affermato nella sua totalità confusa. Vi è nominato un genere umano ancora astratto e indeterminato. In questo stadio della creazione risuona alto e drammatico il Dio disse: "Non è bene che l\'uomo sia solo" (Gen. 2,18). E\' così possibile affermare teologicamente “il caso incompiuto" della creazione ogni volta che si dà il nascondimento del femminile (o del maschile) nella specie indifferenziata. Se la donna è nascosta nella specie, in un confuso “monismo androgino", l\'altra parte, ossia l\'unica parte esistente, soffre immancabilmente, la mancanza di un aiuto umano. La specie, monca allora delle sue differenze, livellata nella sua monotonia ontologica, tenta invano di continuare la creazione. Questo inane conato viene poco dopo narrato dallo stesso autore del nostro brano: "la terra aveva una sola lingua e le stesse parole" (Gen. 11,1). Un progetto che non può che far eclissare la creazione: "Il Signore disse: Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola: questo è l\'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua perché non comprendano più uno la lingua dell\'altro" (Gen. 11,6~7.) Notiamo come la Babele non abbia come punto di partenza la molteplicità, la diversità, le differenze ma l\'univocità, l\'uniformità, il livellamento, l\'omogeneità, proprio il "monismo ontologico" della specie. E\' l’univocità a soffocare la comprensione reciproca e a far crollare il disegno creativo della città cosmopolita. E\' "l\'identificazione per omologazione" che fa crollare il progetto dell"\'identità per differenziazione".
 
Traccia per la preghiera personale: quali sono i volti storici di questa eclissi della donna nascosta nella specie?
            Indico uno schema di ricerca per l\'approfondimento personale:
a)      manifestazioni dell\'occultamento della mia femminilità a livello di pensieri, parole, opere,
            immagini:
-           nel rapporto con gli altri (aspetto politico);
-           nel rapporto con me stessa (aspetto psico-culturale);
-           nel rapporto con le cose (aspetto economico);
-           nel rapporto con Dio (aspetto religioso);
b) cause di questo occultamento:
-           oggettive;
-           soggettive;
c) conseguenze di questo occultamento:
-           su di me;
-           su chi mi è vicino;
-           sulla mia missione;
d) implicazioni di questa situazione:
-           come sono coinvolta in queste problematiche?
-           come ne è segnato la mia vita, la mia preghiera, la mia dinamico di crescita?
e) orazione di liberazione sulla scia del salmo 130 (129):
Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere?
Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.
Io spero nel Signore,
l\'anima mia spera nella sua parola.
L\'anima mia attende il Signore più che le sentinelle l\'aurora.
Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione.
Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
 
 
2.2. La donna nascosta nei "ruoli femminili"
            L\'autore jahvista ci presenta lo stadio incompleto della creazione in forma paradossale. Dio stesso, dopo aver diagnosticato, davanti alla solitudine di "Adam", che questo "non è bene" (Gen. 1,18), si mette all\'opera. Vuole far evolvere la creazione verso l\'unità duale. Lo stile antropomorfico della narrazione ci presenta un tentativo equivoco e inconcludente di Jahvè stesso. Quale notizia ci dà lo Spirito attraverso, questo accorgimento letterario?..... La prima proposta per sbloccare la creazione dal suo stadio acerbo e inconcluso vede Dio all\'opera per consentire ad “Adam" di "dare il nome".
            Leggiamo sul Dizionario di Teologica Biblica: "Lungi dall\'essere una designazione convenzionale, il nome per gli antiche esprime la funzione di un essere nell\'universo". (Leon Dufour,c.764) Questo tentativo corre perciò sul crinale dei progetti "funzionalistici". L\'esito è registrato con forza: "Adam non trovò un aiuto che gli fosse simile" (Gen. 2,20) o, diversamente dalla vulgata, seguendo una migliore traduzione dell\'ebraico "kenegdo", un aiuto che gli fosse come-contro-lui, un "altro lui", un l\'altro se stesso" (cfr. Vilma Gozzini in "La donna nell\'esperienza della prima Chiesa di R. Fabris - V.Gozzini, Paoline, Roma 1982, pg. 138). Notiamo la funzione di "dare il nome" ha per oggetto: "ogni sorta di bestie selvatiche" e "tutti gli uccelli del cielo" (Gen. 1,19-20).
            Appare qui un\'altra strategia dell\'occultamento della donna che finisce con occultare il progetto di Dio, la verità dell’”Adam", la verità della creazione. Ci sono modelli o immagini dell\'essere donna che sono vere e proprie rimozioni del suo essere e del disegno creaturale. Accenniamo solo ad alcuni di questi occultamenti:
 
a.      La donna nascosta nella madre:
            in uno schema mentale diffuso la donna viene identificata con la maternità; “è" generatrice di prole. Non essere madre significa allontanarsi da (e perdere) la propria dignità. Questa situazione che è oggi in fase di superamento, ci fa coscienti di quanto sia radicata la visione funzionalistica della donna, non collegata, ma "legata" al ruolo totalizzante di madre. La maternità cioè è vissuta, ancora oggi, come un ruolo sociale, in cui regole, criteri, giudizi di valore, doveri, sentimenti - a causa dei modelli culturali, dell\'organizzazione sociale e familiare - si sovrappongono alla dinamica della libertà e della scelta responsabile. Scegliere la maternità comporta cioè la necessità di sottomettersi a una serie di conseguenze non immediatamente pertinenti con la maternità. Sappiamo poi quanto la maternità rappresenti un momento di grande solitudine, alienazione e passività: da questo punto di vista la situazione del parto nella società rurale rappresentava un grande momento di solidarietà femminile intra e intergenerazionale, sparita oggi a causa della completa ospedalizzazione del parto.
 
b.      La donna nascosta nella moglie (e nella casalinga):
            una delle forme attuali e diffuse di occultamento della donna è rappresentata dalla "affettività totalizzante", o da quell\'ideologia dell\'amore" che esaspera e falsa la vita a due, rendendo sempre più labili i legami con la parentela, con le persone dell\'ambiente, con la micro e macro società, chiudendo gli orizzonti, mortificando le spinte sociali, relativizzando tutto al bisogno di autorealizzazione attraverso il consumo di altre persone, sul piano emotivo e fisico.
            Di questa socialità regressiva è vittima la donna più dell’uomo. E questo avviene proprio nella fase storica in cui - ed è la prima volta - la dimensione della "coniugalità" si pone come costitutiva della coppia e la realtà psico-affettiva come contenuto d\'amore. L\'insieme però dei condizionamenti culturali imprigiona e reprime l\'affettività nella sola coppia. L\'iniziale riscoperta dell\'affettività viene pagata con la "privatizzazione". Questa nuova potenzialità viene espansa nell\'ambito della caso e dei rapporti famigliari. L\'affettività incomincia a svilupparsi, ma il suo prezzo è la subalternità culturale da parte della donna. Quando la lotta per la sopravvivenza si allenta e l\'uomo non ha più necessità di vedere la donna soprattutto in funzione "produttiva" e "riproduttiva", l\'uomo borghese scopre l\'affetto e l’amore per la donna, ma in un\'ottica di subalternità e di privazione, in un regime che tende più che allo sviluppo armonioso e responsabile, alla limitazione dei valori affettivi, politici e culturali. Il modello più diffuso di convivenza coniugale tende quindi a separare lo spazio pubblico dell\'uomo che lotta nella vita sociale e professionale, dallo spazio privato dove proietta le sue attese compensative o comunque marginali rispetto alle scelte che ritiene qualificanti sotto il profilo dell\'immagine sociale e dell\'autocoscienza. Il luogo proprio che l\'uomo riconosce alla donna è questo spazio privato.
 
c. La donna nascosta nella suora":
            è la riproposizione degli schemi funzionalistici sopra esaminati, che, con le debite modificazioni, vengono realizzati nel campo religioso. Qui sono, non di rado, aggravati dalla situazione gerarchicizzata e maschile ancora presente in tante esperienze di Chiesa, pu dovendo riconoscere che esiste un\'evoluzione in atto.
 
Traccia per la preghiera personale: Quali sono i volti storici di questa eclissi della donna nascosta nei "ruoli"? Indico uno schema ai ricerca per l\'approfondimento personale:
-   documenta con quali persone, in quali situazioni, ti senti o non ti senti "te stessa";
-   esplicita, nelle due suddette esperienze, i contenuti della tua autenticità e i limiti della tua espressione;
-   precisa quali sono i condizionamenti ottimali che liberano in te l\'originalità dell\'essere e quali sono i blocchi e le difficoltà che generano l\'occultamento della tua originalità;
-   narra la storia del tuo progressivo diventare "te stessa";
-   prega, infine, la tua rinascita sulla scia di Es. 15,19-21.
 
2.3. La donna nascosta nell\'idealizzazione astratta
            L\'autore non presenta il compimento della creazione e la soluzione alla solitudine ontologica della specie indistinta attraverso la fatica creatrice e funzionale del "dare il nome" alle bestie selvatiche e agli uccelli del cielo. Il fatto che tale operazione qui descritta come un positivo tentativo operato dallo stesso Jahvè di risolvere il problema ci spinge a cogliere un intento sapienziale. Accostandoci al testo come a una pagina che cerca di ritrascrivere teologicamente il senso religioso della vita, dei drammi e delle tensioni vissuti e osservati nella storia del genere umano, possiamo leggere nel nostro testo il giudizio profetico sulle "idealizzazioni" – in positivo o in negativo - operate dal maschio e dalla cultura nei confronti della donna.
            I cosiddetti "valori femminili", quali la sensibilità, la dolcezza, la fragilità, la maturità possono diventare altrettante "prigioni simboliche" che impediscono la reale identificazione della donna. E\' qui operante quella mentalità “ghettizzante" che relega alcune qualità semplicemente umane nell\'ambito di una settoriale competenza femminile, risparmiando l\'uomo maschio dallo stimarle con profonda e paritaria serietà.
            La donna ad esempio, come angelo del focolare, è un\'enfasi molto recente. E\' a partire dalla società borghese del 7-800 che la donna fa della casa il suo luogo primario di impegno professionale. Questa retorica è tutto funzionale a strutture economiche proprie del lavoro commerciale e poi industriale.
            Il motto "cherchez la femme" rivela un’altra enfasi negativa sulla donna come soggetto iniquo, nel cui cuore si annida una malvagità che scatena non solo le sue arti peggiori, ma soggioga ed incatena il cuore dell\'uomo. E\' questa un\'altra forma di occultamento della donna.
 
Traccia per la preghiera personale: quali sono i volti storici di questa eclissi della donna nascosti nell’idealizzazione astratta? Indico uno schema di ricerca per l’approfondimento personale:
-   quali sono i miei valori e le mie potenzialità?
-   Che esperienza ho dei conflitti?
· li assumo con realismo?
· Li esplicito in un contesto pasquale?
· Li trasformo in occasione di confronto, di verifica, dio correzione e promozione fraterna?
-   Che immagine ho del bene che è in me? Che obiettivi d’amore mio propongo e come riesco ad espandere il bene che sono?
-   Che esperienza ho dei miei limiti? Come vivo il rapporto tra il bene che sono e i limiti che sono i limiti di questo bene?
-   Preghiera personale con il salmo 139(138)

TORNA ALL'ELENCO NEWS

FMM Dove siamo Contattaci Link utili