III. LA DONNA RISVEGLIA LA CREAZIONE
Sabato 10 Ottobre 2009
III. LA DONNA RISVEGLIA LA CREAZIONE
3.1 . Jhwh plasmò la donna
All'origine del genere umano c’è l'azione creatrice di Jahvè: l'essere umano é creatura di Dio. E’ questa la prima e fondamentale dimensione teologica dell'antropologia del nostro autore. L'essere umano non si é dato la vita da sé, ma l'ha ricevuta da Dio come suo dono. E’ questa la verità che sta nel cuore della rivelazione e viene espressa miticamente e poeticamente nel linguaggio del "Dio-Vasaio". Questo "vangelo antropologico" appare insistito grazie alla struttura narrativa sull'origine dell’umano duale, nella relazione con l'"Adam" sviluppata nella duplice sequenza che cerca di risolvere il "non é bene che l'uomo sia solo; gli voglio dare un aiuto che gli sia come-contro (un altro da sé)" (Gen 2,18): in questo quadro dinamico l'apparizione dell' "isha" acquista grande luce e profondità. La relazione creatrice da Dio e con Dio é vissuta dall'"Adam-comunità".
Per dare radicazione ed esplicitazione teologale alla reciproca destinazione di ogni vivente (dimensione comunionale) l'autore scandisce le sequenze all'azione di Dio:
- Dio enuncia l'"incompiuto" nella e della creazione: "Non é bene che ... "
- Dio progetta il suo intervento: "Gli voglio fare un aiuto..."
- Dio mette in essere il suo disegno: "Allora il Signore Dio plasmò..."
- Dio constata l'esito inadeguato dell'operazione "denominazione": "Ma "Adam" non trovò un aiuto..."
- Dio si mette nuovamente all'opera, in una prospettiva orientata non alla "denominazione", ma alla "relazione creatrice":
· Dio fece scendere un torpore su "Adam";
· Dio tolse una costola ad "Adam";
· Dio rinchiuse la carne al suo posto;
· Dio plasmò con una costola una donna:
· Dio condusse la donna ad "Adam".
La prima creazione dell'"Adam", di quello che abbiamo definito "l’umano indistinto" avviene con un'enunciazione lineare ed immediata:
"Allora il Signore Dio plasmò l'Adam con polvere del suolo
e soffiò nelle sue narici un alito di vita
e Adam divenne un essere vivente" (Gen 2,7).
La creazione, invece, dell’umano-duale, la creazione dell'uomo-e-della-donna avviene, come abbiamo fatto notare, con enunciazioni articolate che ci presentano un vero e proprio processo creativo, una "via crucis" a più stazioni che scandiscono le tappe successive necessarie per arrivare alla creazione-risurrezione della comunione umana. Questo impatto divino con la creazione dell'”umano duale”, della "relazionalità ontologica e teologica" dell'essere umano ci mette a contatto con la volontà esplicita di Dio. Si svela così, con forza e senza equivoci, quello che é il suo disegno creaturale sulla persona, la "sua parola creatrice" nella e sulla storia.
La dualità, la pluralità, la comunionalità umana non é una semplice dimensione sociologica, non é una annotazione meramente quantitativa. E', invece, lo statuto teologico dell'essere umano, la sua costituzione. Solo così si compie la verità dell'uomo-donna.
E' a questo livello di comunione interpersonale, frutto di uguaglianza, di distinzione e di diversità, di correlazione e di integrazione tra l'uomo e la donna che si svela e si compie il disegno di Dio.
All'elaborazione storica, culturale, ecclesiale e pastorale dei vari modelli di essere uomo e di essere donna e di essere uomo-donna, di essere comunità o "pluralità personale" non può mai venir meno questo "statuto teologico" della relazione ontologica, della reciprocità riconoscitiva e non puramente funzionalistica o associativa. La stessa vocazione politica della persona si chiarisce e si definisce in questa ottica teologica.
C’è una "luce" rappresentata dall'immagine che si ha di sé e della realtà e che sta a "principio e fondamento" dei pensieri, delle parole e delle opere in cui ci si manifesta. E c’è, ancor più in profondità, un "fuoco inestinguibile" che alimenta il calore e l'energia plasmatrice delle stesse "immagini". E questa é la luce dell'Amore divino che progetta l'essere umano a sua immagine e somiglianza. Qui possiamo esclamare, nella preghiera adorante: "Luce da luce"!
Questo primato teologico nel processo della creazione é per il credente il nodo cruciale della sua esperienza come persona-comunità e della testimonianza cui é chiamata. Proprio mentre la creazione si ridesta per l'emergere della "donna" quale soggetto storico, ai discepoli del Signore é dato il dono e il compito di "decifrare il senso delle scritture" e di leggere e vivere la storia dell'Adam, di "ish" e di "isha" nella "luce della Parola".
"E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori
per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo"
(2 Cor 4,6).
Se dobbiamo cooperare al risveglio della creazione assieme a tutti coloro che cercano la liberazione della donna attraverso "l’umanizzazione" dei modelli culturali (sociali, politici, sanitari ecc.), noi siamo chiamate dalla parola creatrice a umanizzare i modelli culturali attraverso la "divinizzazione" della donna.
Traccia per la preghiera personale:
- in quali fatti si rivela la mia relazione religiosa con Dio e la sua potenza creatrice?
- che immagine ho della presenza-azione di Dio Creatore in me?
- Che frutti porta nella mia vita personale, nelle mie relazioni e nella mia missione l'esperienza più viva della mia "radicazione" in Dio? Vivo spesso questi momenti? Perché?
- Che cosa trovo in me-troppo "rigido" per cui sfuggo al "torpore", a un'esperienza religiosa più vitale e personalizzata,?
- A che cosa mi spinge questa scoperta della centralità di Dio per la mia identificazione come donna?
- Prega ora sulla scia del salmo 122(121), "salutando" l'evento della tua identità-nel-Signore.
3.2.La donna risveglia la gloria della comunione
L'autore ci introduce nello svelamento della creazione e del suo compimento attraverso una lunga preparazione, sul cui sfondo cogliamo sia la ricchezza che la complessità del disegno creaturale di Dio sull'Adam. L'articolazione ritmata del racconto, il procedere per parti ci ha consentito di misurare tutta la fatica storica, il peso di dolore e di oppressione, la croce dell'occultamento femminile nella storia del genere umano, i contraccolpi di follia e di immiserimento legati all'isolamento maschio-centrico.
E' su questo sfondo drammatico della storia del genere umano, di cui l’autore biblico ci vuol rendere consapevoli, che ci dobbiamo ora aprire all’accoglienza della parola creatrice. Abbiamo ricordato che questo contenuto scritturistico non é legato tanto al tempo, quanto all'intenzione finale di Dio. Ne rivela la volontà. Diventa così il criterio per orientare le scelte salvifiche degli uomini e delle donne. Non é una pagina di scienza cosmologica o un trattato sull'evoluzione della specie, m una pagina teologica, un vangelo divino sulla creazione, sul genere umano.
Ci accostiamo ora al testo dove ci viene presentata la creazione della coppia, della "dualità umana". E osserviamo i tre momenti: a) il sonno di Adam; b)la creazione della dualità umana; c)il compimento antropologico della creazione grazie alla nascita di l'ish e isha".
a. Il-sonno-di-Adam
Abbiamo già richiamato nell'introduzione, il significato simbolico del "sonno" come situazione che consente la ripresa attiva del disegno creativo, esaltandone e concentrandone la forza. Il sonno si pone come alternativa all'attività nobile e però funzionalistica del "dare il nome", in cui possiamo cogliere un progetto di efficacia creativa che deve essere subordinato al primato della "convivenza interpersonale". Se é a questo livello che si può risolvere il caso incompiuto della creazione, allora ci troviamo davanti a una degenerazione bacata dall'ideologia" produttivistica e/o riproduttivistica, in cui ci si domina reciprocamente, bloccando la creazione e facendo fallire il progetto divino e le profonde attese del cuore umano. In questo caso "il sonno" può essere accolto come un giudizio profetico e sapienziale che richiama l'inadeguatezza strutturale di un progetto esistenza in cui l'incontro umano sia vittima di visioni ideologiche, caratterizzate dal peccato della disuguaglianza, del funzionalismo, della subalternità, di proiezioni interessate. Il "tu" umano é altro dalle "bestie selvatiche" ed é altro dagli "uccelli alati". L’incontro dello svelamento e del riconoscumento reciproco non può avvenire per via di disuguaglianza e di subalternità. Questa via e questa cultura generano solo la chiusura nell'individualisino selvaggio.
Ugualmente l'incontro in cui si celebri l'epifania liberante dell'interiorità e le nozze dialogali della reciprocità non può avvenire all'interno di progetti tesi a "dare il nome": dove il primato sia non quello della comunione cooperante, ma della subordinazione cosificante, della strumentalizzazione ai fini produttivi e riproduttivi.
La fatica con cui il genere umano si orienta verso la differenza specifica, verso l'unità nella differenza e verso la differenza nell'unità é evidenziata con acuta lucidità da questa incapacità di "Adam" di giungere al porto della comunione in un progetto "ad occhi aperti". Gli é necessario il sonno. E' Dio che deve far "scendere un torpore sull’uomo". E l'uomo deve "lasciarsi andare" a questo sonno e addormentarsi per "lasciarsi essere".
Viene qui richiamata la necessità di l'allontanarsi" dai nostri progetti" per lasciar libero il cuore, per incamminarsi nelle fasi di una conversione che ci faccia approdare ad un'esistenza che sia consistenza perché convivenza; e così superiamo un progetto di vita segnato dai tragici limiti del peccato di potere, di occultamento, di subalternità.
Ci sono pensieri da sospendere: è il mondo delle proprie idee, visioni, sono i propri schemi, le proprie rappresentazioni di Dio, di sé, dell'altro, della storia: del proprio passato e presente, delle prospettive future.
Ci sono parole da sospendere: è il mondo delle proprie relazioni interiori e esteriori, il significato che attribuiamo al nostro esistere e consistere; sono le paure comunicative con il prossimo e anche un certo linguaggio di auto esplicitazione. E' il nostro mondo inconscio che sale a coscienza e si fa parola, esplicitazione, autocoscienza, dialogo.
Ci sono opere da sospendere: è il mondo dei propri comportamenti, delle proprie azioni e reazioni. E' l'insieme delle scelte che scandiscono la nostra vita quotidiana, la realizzazione dei nostri progetti.
Ci sono infine immagini da sospendere: è la distanza da prendere al livello più profondo del nostro essere. Questo non è facile, perché siamo educati a condurre il nostro sguardo sui pensieri, sulle parole e sulle opere corrispondenti al nostro dovere, al bene, alla libertà, all'amore. Ma non siamo preparati e abituati a spingere la nostra ricerca, la nostra disponibilità sull"'immagine" di bene, di libertà, di amore, di dedizione che "ispira" tutti i dinamismi della nostra persona. E' a questo livello che Jahvè porta "Adam" quando "fece scendere un torpore sull'uomo che si addormentò" (Gen. 2,21).
Se riusciamo ad entrare in questa "ipnosi teologica" (sonno in greco è "ipnos") dalle nostre immagini, allora la parola creatrice ci "sorprende" nel livello più intimo, il nostro centro, il livello di inizio, il livello della "genesi", dove l’'Adam" apre a Dio il suo "sé", la fonte dei suoi progetti, del suo anelare, del suo attendere, della conformazione delle "figure" del bene. E Jahvè può aprire all"'Adam" il suo "sé", può togliergli una delle costole e plasmare la dualità, la "nuova creazione" in cui le cose vecchie sono passate: ecco, ne sono nate delle nuove" (2 Cor 5,17).
b. La creazione della dualità umana
Non con la "polvere del suolo", ma con "la costola umana" Dio plasma una donna e la conduce all'uomo. La materia della dualità umana é la stessa carne umana, é l'Adam stesso. Siamo "attratti" l'uno dall'altro perché siamo "tratti" l'uno dall'altro. Questo é il cuore e il vertice dell'atto creativo: allora Dio é pienamente se stesso, creatore riuscito, quando nasce non la dualità della "denominazione", ma la dualità della "correlazione". La corsa del dinamismo creazionale é tutta tesa a questa meta: che appaia l'unità nella diversità, la comunione interumana, l'identificazione per via di affermazione reciproca, l'essere se stessi attraverso il far essere se stessi.
Così l'"assoluto" non é ormai più nessun tipo di monismo: non é il maschio, non lo é la femmina. Assoluta é la loro strutturale vocazione al reciproco riconoscimento come diversi e correlativi, chiamati all'integrazione per via di comunione. Questa é la gloria di Dio!
c. Il compimento antropologico della creazione nella reciprocità l'ish-isha
"Allora l'uomo disse:
Questa volta
essa é carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà l'isha.
perché da "ish" é stata tolta" (Gen 2,23).
Questa volta é un "finalmente". E' vedere la sponda della terra comunionale durante il naufragio dell’isolamento e dell'incomunicabilità" nella specie. Dopo la fatica dei tentativi inadeguati, dopo gli errori, dopo i fallimenti e le strategie errate, ecco, finalmente, la comunione tra l'ish e isha. E' il compimento della creazione.
E' in questa esclamazione rapita di "ish" davanti ad "isha" il vangelo della liberazione antropologica. Questa esultanza é il "magnificat" della specie riuscita, dell’umanità-duale, come l'abbiamo chiamata, cercando di piegare il nostro consunto vocabolario alla incontenibile ricchezza della Parola di Dio sulla creazione.
Il compimento della parola creatrice che finalmente si espande si traduce in profondo benessere. Inizia lo "stadio nascente" dell'umano autentico. Tutto ciò che sta al di sotto o al di qua di questo reciproco gioioso riconoscimento non può che generare l'occultamento della specie, l'isolamento repressivo delle persone umane, le logiche feroci della subalternità. Accogliere invece la ricchezza integrale della parola creatrice che si dispiega nella comunione interpersonale é, finalmente, riuscire come esseri umani.
Traccia per la preghiera personale:
- Cosa in me non vuole assopirsi (emozioni, reazioni, affettività disarmonica, aggressività, scelte ambigue...) per entrare nel "torpore" e accogliere la forza della comunione con Dio e con l'altro?
- Quali sono le relazioni vitali che attualmente mi aiutano? Cosa alimentano in me? Come l'integro" nella mia unità-di-vita quanto ricevo in dono?
- Quali sono le mie relazioni attive, dinamiche? Che valori di vita trasmetto? Come favorisco nell'altro l'integrazione di vita?
- So alimentare la coscienza "teologale" nelle mie relazioni? In che cosa mi dinamizza ricevere me stessa e l'altro "nel-Signore"?
- preghiera sulla scia del salmo 133(132)
3.3. La donna risveglia la comunione dei popoli
Ci affacciamo ora ad alcune prospettive che legano e collegano la donna e il suo risveglio al futuro dell’umanità. E' con qualche tremore che ci inoltriamo in queste considerazioni per il rischio di "funzionalizzare" ancora la donna in modo artificioso, lasciandoci soggiogare dall'agitazione febbrile della mente e delle labbra. Agitazione non meno perniciosa di quella che Gesù rimprovera a Marta: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si é scelta la parte migliore che non le sarà tolta" (Lc 10, 41-42). Chiediamo al Signore e a queste due donne sorelle che ci aiutino perché ora ci concentriamo sulla "Parola della Creazione" e che ne ascoltiamo l’inesauribile fecondità, "stando sedute ai piedi di Gesù".
Ci conforta e ci sprona in questo cammino la chiesa stessa nel suo insegnamento. Affrontiamo perciò questa "fatica del concetto" per trovare nuove vie per l'amore evangelico al genere umano e al suo futuro. E' la felice enciclica di Giovanni XXIII, la "Pacem in terris" che ci guida. E' il papa ad affiancare tra loro tre fenomeni che rendono tipica e singolare la nostra epoca. E' qui presente quella sensibilità religiosa al nostro tempo che rende ancora profondamente attuale la lezione di Papa Giovanni come maestro di attenzione ai "segni dei tempi". Ecco il passo che ci riguarda:
Segni dei tempi: tre fenomeni caratterizzino l'epoca moderna.
Anzitutto l’ascesa delle classi lavoratrici. Nelle prime fasi del loro movimento di ascesa i lavoratori concentravano la loro azione nel rivendicare diritti a contenuto soprattutto economico-sociale; la estendevano quindi ai diritti di natura politica; e infine al diritto di partecipare in forme e in gradi adeguati ai beni della cultura. Ed oggi, in tutte le comunità nazionali, nei lavoratori è vividamente operante l'esigenza di essere considerati e trattati non ma come esseri privi di intelligenza e di libertà, in balìa dell'altrui arbitrio, ma sempre come soggetti o persone in tutti i settori della convivenza, e cioè nei settori economico-sociali, in quelli della cultura e in quelli della vita pubblica.
In secondo luogo viene un fatto a tutti noto, e cioè l'ingresso della donna nella vita pubblica: più accentuatamente, forse, nei popoli di civiltà cristiana; più lentamente, ma sempre su larga scala tra le genti di altre tradizioni o civiltà. Nella donna infatti diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità. Sa di non poter permettere di essere considerata e trattata come istrumento; esige di essere considerata come persona, tanto nell'ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica.
Infine la famiglia umana, nei confronti di un passato recente, presenta una configurazione sociale e politica profondamente mutata. Non più popoli dominatori e popoli dominati: tutti i popoli si sono costituiti o si stanno costituendo in comunità politiche indipendenti.
Gli esseri umani, in tutti i paesi e in tutti i continenti, o sono cittadini di uno stato autonomo e indipendente, o stanno per esserlo; nessuno ama sentirsi suddito di poteri politici provenienti dal di fuori della propria comunità umana o gruppo etnico. In moltissimi esseri umani si va così dissolvendo il complesso di inferiorità protrattosi per secoli e millenni; mentre in altri si attenua e tende a scomparire il rispettivo complesso di superiorità, derivante dal privilegio economico-sociale o dal sesso o dalla posizione politica. Al contrario è diffusa assai largamente la convinzione che tutti gli uomini sono uguali per dignità naturale. Per cui le discriminazioni razziali non trovano più alcuna giustificazione, almeno sul piano della ragione e della dottrina, ciò rappresenta una pietra miliare sulla via che conduce all'instaurazione di una convivenza umana informata ai principi sopra esposti. Quando, infatti, negli esseri umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza non può non sorgere l'avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti che ne sono titolari, del dovere di far valere i diritti come esigenza ed espressione della loro dignità; e in tutti gli altri esseri umani, del dovere di riconoscere gli stessi diritti e di rispettarli.
E quando i rapporti della convivenza si pongono in termini di diritti e di doveri, gli esseri umani si aprono sul mondo dei valori spirituali, e comprendono che cosa sia la verità, la giustizia, l'amore, la libertà; e diventano consapevoli di appartenere a quel mondo. Ma sono pure sulla via che li porta a conoscere meglio il vero Dio, trascendente e personale; e ad assumere il rapporto fra se stessi e Dio a solido fondamento e a criterio supremo della loro vita: di quella che vivono nell'intimità di se stessi e di quella che vivono in relazione con gli altri.
Leggiamo in modo interdipendente questi tre processi! Nella sua ascesa a soggetto di dignità la donna non é sola! Essa trascina con sé l'ascesa economica delle classi lavoratrici. Ed era/é la donna stessa soggetto economico declassato e ridotto funzionalisticamente a produrre e "riprodurre" in modo subordinato. Essa, ancora, trascina con sé l’ascesa socio-politica dei popoli dominati. Ed era/é lei stessa soggetto inferiore, subalterno ai soggetti e ai mondi in cui si decide l'orientamento della vita e della società. Era/é, la donna, un pianeta senza luce propria.
Occorre sondare più a fondo questo legante tra donna, classi lavoratrici e popoli dominati. Ci dobbiamo interrogare, cioè, se l'emergere del "soggetto-donna" nella nostra epoca non rappresenti un evento che interessa l'insieme della società, dei suoi modelli di strutturazione, dei fini e delle mete che essa attualmente si propone. Sappiamo come i "segni dei tempi" non siano semplicemente appelli morali, ma avvenimenti culturali, che disegnano la traiettoria del futuro, secondo il cuore di Dio. A servizio di queste nuove pagine sacre della creazione deve "ristrutturarsi" l'intero campo delle evidenze morali già acquisite, l’intero libro delle responsabilità culturali, sociali, economiche, politiche, culturali e religiose dell'umanità. La chiesa intera deve "riesprimere" la sua missione, in sintonia obbediente e generosa con le nuove vie battute dallo Spirito (cfr GS 3).
Tutti i modelli di trasformazione storica che non pongono l’opzione per l'eguaglianza dell'altra persona come centrale nel proprio progetto, sono destinati a provocare nuove forme di ingiustizia e di oppressione, nuove e più sottili forme di subordinazione. Sono nella linea della liberazione quelle forme di trasformazione storica che tengono fissa e irrinunciabile l’opzione per la fondamentale eguaglianza delle persone e dei popoli.
Possiamo allora aprirci al vangelo della creazione duale come evento salvifico che riguarda il compimento integrale della storia e non solo della relazione uomo-donna. La nostra pagina non é un trattato di psicologia o di dinamica di coppia; non é una tesi sulle "relazioni interpersonali": il cuore della pagina sacra é la storia, la sorte del genere umano. In questa prospettiva del disegno che riguarda tutta la storia, letta nell'angolazione degli interrogativi radicali e religiosi é la creazione del rapporto paritario e interdipendente" che fa "riuscire" la creazione stessa.
In questo testo é perciò presente una vera e propria "carta magna" di ogni progetto di rinnovamento e di trasformazione in avanti e in alto della creazione. La vera rivoluzione culturale e socio-politica non é mai quella che localizza il potere sulle cose, sui meccanismi strutturali di ogni tipo, sulle leggi oggettive e positive delle evoluzioni umane. Quando la persona umana é l'oggetto" e "strumento" all'interno di una tesi che prescinde dalla assoluta centralità dell'essere umano-in-relazione, non c'è futuro di umanizzazione e per noi credenti non c’è futuro salvato e salvifico. E' autentica rivoluzione culturale quella che, senz'altro nel contesto globale dei fattori di storia, di società, di cultura, pone intenzionalmente la persona al centro. "Credenti e non credenti sono quasi concordi nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo, come a suo centro e a suo vertice" (Gaudium et Spes, 12).
La radice della politica in questo tramonto dell'Occidente ("occaso") é di fatto una visione isolata, dominata dal complesso della ridistribuzione del reddito fra pochi, a spese dell'occultamento e dell'esclusione della maggior parte del genere umano. La mediocrità di questa "necropolitica" é ancora quella di sopravvivere grazie all'occultamento e alla subalternità dell'altra specie. E la globalizzazione, che pure ha potenzialità e risorse di vario genere, di fatto rappresenta l’offerta gratis del mondo come mercato senza regole e clausole al dominio del mercato; potrebbe essere una shance per la famiglia umana, e per ora è solo il regno degli affari. Serve una reinvenzione della politica, una co-gestione della storia dove si decidano non solo lotte per dominare, ma progetti per fini globali di convivenza dell'intera specie umana. Sappiamo come nessun governo abbia oggi una degna politica della cultura e una cultura degna della politica. In polemica con la società religiosa che gestiva il inondo in funzione di "fini eterni", la società che l'ha succeduta ha smarrito i fini e gestisce il mondo in funzione del "prodotto nazionale lordo". Ecco la caduta dei fini e la lotta per affermarsi attraverso l'isolamento e la negazione dell'altro. Ritorna puntuale il progetto fallimentare di Gen 2, 19-20 e, soprattutto, di Gen 11,1-9.
Cià che veniva operato dall'uomo nei confronti della donna, viene anche operato nella nostra società e nella nostra cultura nel confronto dei popoli. L'occultamento del "tu" femminile si estende all’occultamento del "tu" dei popoli. Il "tu" collettivo non viene riconosciuto dall'Adam occidentale come "carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa" (Gen 2,23), ma viene trattato come bestia selvatica.
La donna che si risveglia nella creazione é così alle prese con un'alternativa: o realizzare la propria liberazione psichica e culturale sul piano della pura rivendicazione di autonomia, facendo proprie, alla pari!, le alienazioni del maschilismo che sta al fondo dell'immagine di persona, di socialità e di cultura del nostro attuale modello occidentale, in preda a convulsioni secolariste per il rifiuto della trascendenza dei valori e della specie. 0 realizzare la liberazione culturale della specie, mettendo finalmente davanti all'uomo una realtà che gli sia "kenegdo", che gli sia "come-contro", alla pari, un "altro se stesso". Si potrebbe così orientarsi a realizzare un salto di qualità sul piano della civiltà umana come specie. Verrebbe così riconosciuta consistenza alla pluralità dei soggetti, dei progetti, dei fini di "bene comune", delle mediazioni storiche che promuovano progressivamente modelli di famiglia, di società, di politica, di convivenza, di collaborazione nella ricerca...
Il frutto che la donna oggi sta mangiando può rappresentare l’ingresso nella giungla della preistoria, dell'isolamento e della nuova subalternità allargata di coloro che accedono "da soli" sulle strade della "conoscenza del bene e del male" (Gen 2,9), in una vanitosa erezione del proprio individualismo collettivo, che identifica l'essere con lo "stringere". Questo momento storico può invece rappresentare l'occasione per imbandire la mensa della fraternità universale, il progetto di un mondo al plurale fra eguali che si riconoscono e si promuovano reciprocamente, dove la gioia sia proporzionale alla qualità dei rapporti, al vangelo della parità e della reciprocità, delle diversità e delle differenze alla politica della inclusione, dell'integrazione, alla mistica della fusione per connaturalità e per amore. Questo può essere risvegliato nella creazione da parte della donna. Donna che é l'inizio (arché) delle differenze convergenti.
In principio della differenza era la donna! Donna che non fa diventare queste differenze diseguaglianze, nuove forme di univocità orgogliosa e contrapposta, ma espressione di un'unità ricca di valori, di volti, di espressioni multiple. Un'unità caratterizzata dalla convergenza ontologica, dal confluire gioioso e severo verso i destini di pace.
E da dove questa energia? Come trascrivere questo cammino della creazione che non é una realtà alle spalle, come sogno e fiaba dell'infanzia della nostra specie, ma é nel cuore adulto di ogni forte decisione d'amore? Come stare al mondo nella forza creatrice del Genesi? Come essere noi quelle donne che vivono e fanno vivere il "torpore divino" nell'oggi dell'ossessionante "dar nome a bestie selvatiche e uccelli del cielo''?
Avviciniamoci alla croce, là dove colui che é stato chiamato "l'Ecce homo" (Gv 19,5) sta portando a conclusione la sua storia, scontando su di sé le ore ormai contate di quella che possiamo chiamare la "preistoria" di quello che si credeva "vero uomo", "vero Adam". Ormai nel torpore della morte imminente lasciamoci coinvolgere e capovolgere da questo evento:
Gesù e sua madre
"Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: « Donna, ecco il tuo figlio! ». Poi disse al discepolo: <Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Cogliamo, come ultima parola della nostra "lectio divina" il valore profondo dell'ultimo atto dell’"Adam" sull"ECCE HOMO". Da quel fianco trafitto da quel costato-costola noi tutti siamo ricreati: "Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Gesù Cristo, poiché quanti siete stati battezza ti in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù (Gal 3,26-28). Tutti siamo così ricreati da quel costato trafitto. Quella é la nostra "genesi definitiva".
La morte di Gesù
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: Ho sete. Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Il colpo di lancia
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in. croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
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