Fondazione Mondo Migliore: comunicato stampa
Lunedì 11 Gennaio 2010
Fondazione Mondo Migliore: comunicato stampa
“QUANDO SI VARCA IL LIMITE…”
La Fondazione Mondo Migliore si sente chiamata in causa nella vicenda di Rosarno e associa la sua voce a quanti avvertendo la drammaticità del segnale di questa vicenda e prendono parola e offrono una testimionianza. In questi casi l’omissione ha una particolare gravità. A Rosarno si è varcato un limite. E quando questo avviene l’episodio acquista un valore di segnale sociale che trascende il fatto stesso. Va quindi accolto e letto con attenzione: si tratta di uno spartiacque che obbliga a definirsi.
Essendo legata a doppio filo a tutto ciò che riguarda l’evoluzione della socialità umana in prospettiva di mondialità, la Fondazione Mondo Migliore partecipa al dramma scoppiato in Calabria con una testimonianza interpretativa.
Ogni tu è per se stesso una prova dell’io. La relazione umana è l’ambito in cui avviene il dramma della vita e della morte: l’io non è originario. Ad essere originario, anzi originante, è il “tu”. Con la sua apparizione, il tu porta alla luce l’io che si avverte nativamente davanti ad un altro da sé. L’io nasce minimo, indifeso, esposto alla minaccia di un tu che gli appare imponente, adulto, addirittura con il potere di vita e di morte. Una componente di minaccia, di pericolo e di paura è iscritta nella trama della nostra socializzazione. La maturazione della socialità e della civiltà è legata all’elevazione della soglia di alterità che siamo capaci di guardare e di affrontare non come minaccia, ma come opportunità.
Se reggono queste premesse, la vicenda di Rosarmo appare come il sintomo di un crisi sociale che rivela la saturazione della nostra capacità di portare alterità. Si fa evidente l’insufficienza della nostra antropologia, della nostra cultora e spiritualità, della stessa attuale edizione del nostro cristianesimo più devozionale che relazionale. Le nostre istituzioni culturali - famiglie, scuole, università, cinema, il mondo della comunicazione in genere - hanno in questi fatti un appello ben più che circostanziale. Le Chiese locali, in particolare, trovano qui un’occasione specifica di autoanalisi e di discernimento sul loro stile di vita, sul loro effettivo modello ecclesiale, sulla qualità della leaderanza dei suoi vescovi e dei suoi preti (che utile esame in questo anno loro dedicato). Quale evangelizzazione del profondo attua la nostra pastorale comunitaria? Che incisività ha la nostra prassi su tali problematiche, sui ritardi e le omissioni che ne emergono? È qui in gioco infatti - ben più che un’operazione didattica - una nuova profezia sociale e spirituale delle Chiese in Italia: tutte insieme, dal Nord al Sud. In un’Italia troppo familista e, quindi, leghista, si tratterebbe di dare alla luce una nuova socialità e germi attivi di una nuova cittadinanza globale, che ci abiliti aportare in termini vitali e promettenti il peso e il giogo di un’accrescita alterità, senza venirne schiacciati e oppressi. La missione delle Chiese non potrebbe trovare sfida più pertinente e congeniale, più intima e interna al suo genio nativo che è allo stesso tempo quello della comunione e quello della cattolicità.
L’episcopato italiano che dedicherà il prossimo decennio pastorale alla questione dell’emergenza educativa forse affiderà un contenuto primario a questa emergenza, che è l’e-ducazione - il trarre fuori - a una nuova antropologia di relazione pronta ad accogliere l’irruzione della diversità. Chiudiamo ricordando l’esordio del documento conciliare sulla Chiesa: “Siccome la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano, il Concilio intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale. Le presenti condizioni del mondo rendono più urgente questo dovere della Chiesa, affinché tutti gli uomini, oggi più strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unità in Cristo” (LG 1).
La Fondazione Mondon Migliore mentre abbraccia le sorelle e i fratelli africani feriti nella loro dignità, ritiene fondamentale inquadrare questo episodio in una decifrazione sapienziale della posta in palio e testimoniare un orizzonte di speranza e di fiducia, facendo appello alle energie migliori che Dio – il Tutt’Altro – risveglia nella coscienze e nel cuore delle sue creature.
don Gino Moro
Presidente
Roma 11 gennaio 2010
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