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Domenica 05 Settembre 2010
MESSA NEL II ANNIVERSARIO DEL DIES NATALIS DI PADRE JB CAPPELLARO I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni,

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- Domenica 05 Settembre 2010
Il° Anniversario del dies natalis di P. Cappellaro

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LO SPIRITO DELLA PAROLA. La storia dell'umanita' e' lasciata anche all'iniziativa umana. In questo momento decisivo del mondo, i problemi urgenti della civilizzazione odierna sono argomenti anche religiosi. Pace, giustizia, liberta� - Martedì 07 Settembre 2010
LO SPIRITO DELLA PAROLA.

Storie di vita

5 x Mille
Ringrazio per la tua disponibilità Saluti cordiali don Gino Moro «presidente»

La foto del mese
 
Coltiva la Pace: Custodisci il Creato
 

 

 

5^ DOMENICA DI QUARESIMA 29.3. 2009
Giovedì 26 Marzo 2009

BIBBIA E GIORNALE
PER VIVERE LITURGICAMENTE LA QUARESIMA
* REGOLE PER RISVEgLiARe DAL SONNO lA PARoLA
* interrogativi per le omelie
 
1.       BIBBIA E GIORNaLE: LA BIBBIA “Bibbia e Giornale”, diceva a se stesso il teologo protestante Karl Barth quando era pastora a Safenwill, in Svizzera. Erano i “due libri” da mettere in relazione per preparare il suo sermone domenicale. Il richiamo a questa formula semplice e felice, per non ipnotizzare come tutti gli slogan, deve essere esplicitata per dire il suo senso e la sua preziosità. E’ della parola di Dio che si tratta. O, meglio – ecco una prima precisazione fondamentale - di Dio che ci parola. E Dio ci può parlare solo al presente! Il presente di ogni generazione. Il presente di altri – che per me è passato - può rivivere e diventare il mio presente grazie alla trascendenza eterna della parola di Dio: in questo senso la Bibbia non è la parola di Dio, ma può diventarlo. Qui è bene aver presenti i tre passi senza i quali non abbiamo l’intelligenza della Bibbia. Al primo stadio, ci sono degli eventi storici che persone e comunità hanno vissuto come manifestazioni della presenza e dell’azione divina a loro beneficio. Segue poi, come secondo stadio, una lunga fase narrativa di quegli eventi da parte di comunità che in momento celebrativi specifici e di diversa natura (liturgica, sapienziale, storica, profetica…) ne hanno esplicitato il senso, la forza, il messaggio, la bellezza. Questa fase narrativa è inseparabile dagli eventi e ne consente la interiorizzazione. Essendo parola di Dio, essi contengono una riserva di luce e di forza che consente non solo il ricordo di cose successe, ma la loro attualizzazione, come se attraverso la narrazione essi avvenissero ancora. Come terzo stadio si giunge finalmente alla redazione scritta, da parte di circoli e di persone qualificati di testi scritti, essi dopo un processo di recezione e di autenticazione da parte della comunità vengono accolti come testo canonici. Per le comunità successive agli eventi, il percorso è l’inverso di quello che ha originato il testo. Si parte dal testo scritto. Ci si costituisce nella comunione ecclesiale come comunità interpretativa. E, finalmente, attraverso il processo narrativo e celebrativo, si rivivono gli eventi narrati, accogliendo, qui e ora, la luce e la forza della parola di Dio presente e anche latente negli eventi con cui Dio si è rivelato.
 
2.       BIBBIA E GIORNaLE: IL GIORNALE Come ricorda la lettera agli Ebrei Dio ci ha parlato e ci parla in molti modi. Tutta la creazione e la storia, in modi da precisare, sono espressione della parola e dell’azione di Dio, non perché egli faccia qualcosa ma perché “alle sorgenti della realtà egli che non fa nulla fa sì che tutti si faccia”. In questo senso la parola di Dio si rivela nella storia. Da qui la necessitò di affiancare la parola narrata e latente nella Bibbia alla parola narrata e latente nella nostra storia. E’ sempre la stessa parola a prender carne: la parola nascosta nello scrigno delle Scritture, con i loro diversi generi letterari corre incontro alla parola nascosta nello scrigno dei fatti e degli eventi della nostra storia. Così la parola nelle Scritture decodifica la parola nella storia oggi; e la parola dell’attualità dilata ed esplicita la parola all’origine delle narrazioni bibliche. E’ sempre la danza della parola in gioco! “Una parola ha detto Dio, due ne ho udite” (sal 61,12): la parola ha sempre una parte di sé che giace dormente in attesa che il credente e la comunità interpretativa la chiami alla vita con la sua fede: in qualche modo è il credente che pone fine alla kenosis eterna della parola di Dio e la chiama alla vita, ingiungendole: “Talithà, kum!”. Così siamo immersi in una parola avvolgente, da ogni parte. Diacronicamente: ci raggiunge dal passato dove giace in attesa di ri-avvenire, rivelando ulteriore vita; si ridesta nel presente e dal presente, da cuore delle nostre vicende; incombe su di noi dal futuro, sempre avida di ulteriore e altre rivelazioni. Sincronicamente: ci raggiunge nell’intreccio dell’interazione e dell’influsso fecondo tra i diversi soggetti e comunità interpretative, nel contagio dei molteplici “sì e amen” che vengono pronunciati in questo momento storico dalla folla dei credenti. E’ la comunione dei santi!  
 
 
3.       Un limite insuperabile: la parola di Dio obbedisce quindi al disegno della volontà salvifica per l’uomo e la donna concreti, nella loro irripetibile condizione. Il “principio di realtà” è talmente una legge teologico-pastorale che dovrebbe agire come correttivo, se non come dissuasione, a ogni ricerca di spunti omiletici che dirottino “altrove” la tensione e l’attenzione del prete e dell’équipe liturgica. Quando si cerca come favorire la corsa della parola domenicale si deve pazientare nell’attesa e nel silenzio. Non è bene copiare spunti riflessivi dai sussidi. La parola di Dio sta nei solchi della vita e della storia delle nostre persone e comunità. E’ quella la voce dello Spirito che ci interpella dal profondo della situazione chiesa-popolo di Dio immersa nella storia. Gli spunti che offriremo obbediranno a questa “regola liturgica”: scongiurare la sordità davanti alle voci sommesse del “reale salvifico”, cioè il vissuto della propria chiesa-comunità in situazione. Essa è alle prese con la parola-azione di Dio che agisce non solo in lei-chiesa, ma anche nelle società di oggi o, meglio, in lei-società. La parola-azione di Dio per agire nella realtà-società a partire dalla comunità umana dove risiede la comunità cristiana - che andrebbe sentita e vissuta (per fare un esempio) come chiesa-in-Roma e non chiesa-di-Roma. Questa coscienza della concretezza obbliga teologicamente a far sì che ogni sussidio resti solo una premessa. Deve dissolversi-annullarsi a servizio di una parola nascente nel e dal cuore della chiesa locale e dei suoi ministri. In germinazione della tradizione e della comunione ecclesiale, è di Dio solo la parola nascente da e per questa situazione concreta, che chiamiamo “universale concreto”.
 
4.       Attivare tre dis-locazioni: la fedeltà alla comunità cristiana che celebra mi sembra che passi attraverso una vera e propria ri-collocazione. Un de-centramento. Questa dis-locazione va sempre attivata con diligenza. I riflessi condizionati prevalenti tendono a imporsi come meccanismi dis-traenti rispetto alla radicazione nel frammento di mondo che ci fa da teatro e solo nel quale e a partire dal quale viviamo l’essere unica umanità di Dio. E’ questo il “reale salvifico”dove giace dormiente la stessa parola di Dio. Sì, è dormente! E solo noi possiamo risvegliarla. Ad essa, ognuno di noi e tutti noi insieme, come chiesa locale, dobbiamo dire, come Gesù “Talità, kum!”. E allora la parola-bambina si desterà e diventerà eloquente nella nostra al cui interno: la nostra terra abitata dalla parola. Indichiamo tre operazioni iteriori indispensabili. Con esse possiamo risvegliare un frammento della parola-azione che Dio sta determinando qui e ora in questo momento storico.
 
             Dai presenti agli assenti: il reale salvifico muore quando è sequestrato: quando una comunità che celebra diventa auto-referenziale porta a morte ogni virtù salvifica e rende impossibile il celebrazione, che è parola spesso svilita e snaturata a mera esecuzione. Se manca il mondo non c’è neanche la chiesa che nella sua costituzione è da/nel/con/per il mondo inteso, sentito e vissuto come famiglia creata che Dio ama. Per se stessa la salvezza in Cristo de-centra il soggetto che celebra dall’io al noi, dal sé al tu. “Che momento critico vive la comunità umana? Quali soni le sue attese negate? i suoi desideri repressi? le sue bellezze deturpate? Che cielo cerca a tentoni e nei9 suoi inferni? Come caricarsi nelle spalle il doloro del mondo offeso?”.
 
             Dalla liturgia al soggetto liturgico: il “reale salvifico” non è l’azione in sé (ritualismo), ma la comunità che celebra; così non va pensata la quaresima-in-sé, ma il soggetto-chiesa che compie un’attraversata di 40 giorni. “Chi è qui e ora la mia comunità? Cosa vive? Cosa soffre? Cosa/Chi la affascina e cosa la accerchia e imprigiona! Quale il suo stato di luce e di tenebre? Dove corre la lama delle sue contraddizioni”? 
 
             Dal tema-valore all’evento spirituale: il “reale salvifico” avviene attraverso gesti e parole, attraesti eventi interiore che comportano una cesura, una divisione, un salto dal qui a là, da così a colà; la comunità liturgica in quaresima celebra la salvezza come esperienza della fine del mondo - di un suo mondo - per entrare in suo mondo altro: i temi-valori devono obbedire allo scopo di favorire e far av-venire l’evento e non devono quindi essere esposte con mentalità “scolastica”, razionalistica, discorsiva, ragionativa. “Qual è l’evento che potrebbe traghettare la comunità in uno stadio nuovo? Quale sarebbe il guado da attraversare? Quale volto di Dio, di sé e dell’altro dovrebbe morire e quale risorgere?”. 
 
5.       STARE SOTTO LA CROCE DELLE DOMANDE: l’influsso pragmatista - che tende a plagiarci tutti - fa sì che si corra subito alla ricerca della “soluzione”. C’è un’omelia da fare e si cerca la scaletta tematica per svolgere il proprio compito. Internet aumenta le soluzioni pronte all’uso, e quindi l’ambiguità dello strumento per cercare spunti alle proprie omelie. In realtà nella dinamica “domanda-risposta” tutto dipende dalla “domanda”. E una domanda è tale solo se è pensata, sofferta: altrimenti resta vaga premessa che si sorvola rapidamente. La domanda diventa in-feconda E perde fecondità perché non è conservata in seno. Si corre alla cosa da fare, sottovalutando e quasi ignorando le premesse, il dolore nascosto e latente nella comunità. Se sofferte, le situazioni generano la domanda. Quando la domanda nasce in noi, nel pensiero e nella preghiera, essa genera molto più che una soluzione, un “nuovo ordine del cuore”. Questo fa da grembo vitale ad atteggiamenti e sentimenti, a emozioni e sensibilità. Tutto ciò plasma la parola nascente ben prima che salga alle labbra e finisca in una sequenza di punti da esporre. Ecco perché ogni ministro della parola deve fuggire come tentazione grave quella di ricorrere a sussidi che sostituiscano la fatica dei sei giorni. Dio stesso, come insegna la struttura settenaria del racconto della creazione, non giunge se non dopo sei giorni alla festa del settimo giorno, che è la “danza della parola”. Così noi. Si tratta quindi, come Maria, di stare salvificamente sotto la croce delle domande. E da esse, come dal fianco trafitto di Gesù, sgorgheranno sangue ed acqua, cioè la comunicazione ecclesiale autentica. Una comunicazione che continuerà il processo dell’auto-comunicazione di Dio che ci parla e si intrattiene con noi come ad amici
.
6.       IL PROBLEMA: L’OMILETA, NON L’OMELIA: questo sussidio nasce intenzionalmente “contro se stesso”. Vuole spingere il lettore amico che si imbatte su queste pagina, a lavorare su se stesso: a intensificare lo sguardo sulla sua comunità; a interrogarsi sul tragitto che la comunità sta percorrendo, fosse vero nel quadro di un itinerario pastorale per obiettivi; a oggettivare i grumi di resistenza, opacità, ambiguità che frenano la sua vitalità; a discernere il “buco nero” che impedisce un’ulteriore trasfigurazione delle persone e della comunità; a cogliere come si inter-relaziona, condizionandosi, la comunità cristiana e la comunità umana (il mondo). Nessuna situazione è più feconda del “reale salvifico”. Il punto è che tutto congiura alla fuga da questo “reale”, con varie forme di de-realizzazione. Passare attraverso il crogiuolo delle domande dei tre punti appena richiamati è una via per entrare nel deserto del “reale salvifico” e tentare di ascoltare la parola, che esiste solo come parola-in-situazione. Il Signore, con la sua azione salvifica, non disdegna il reale, cioè la nostra umanità. Si immerge in essa, l’abita rendendola atta a ogni forma di auto-trascendenza: redenzione, purificazione, avanzamento, trasformazione. Il Signore in azione “non fa nulla, ma fa sì che tutto si faccia”. Così è determinante non avere fretta, una fretta interiore, di correre alla linea della propria omelia e così risolvere la propria preoccupazione domenicale.
 
7.       LA FUNZIONE DELLE DOMANDE: in coerenza con quanto fin qui detto, nel mio sussidio non offrirò linee di contenuto, tanto meno precisazioni esegetiche, ma piste di domande. Sono convinto che ciò che sveglia la parola dal sonno” è ciò che sveglia anche noi ed è l’arte delle domande e la loro concatenazione logica. Per questo noi ispireremo le domande alle tre dis-locazioni richiamate.

5^ DOMENICA DI QUARESIMA 29.3. 2009
TESTI BIBLICI
Ger 31,31-34: «Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. 32 Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. 33 Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. 34 Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato».
 
Ebrei 5, 7-9: Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; 8 pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì 9 e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
 
Gv 12, 20-33: Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. 21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23 Gesù rispose: «È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. 24 In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26 Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 27 Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!». 29 La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30 Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32 Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». 33 Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.
 
DOMANDE PER L’ATTUALIZZAZIONE
                   (le parole bibliche in neretto guidano l’articolazione
                         delle domande nelle tre ottiche di attualizzazione)
Dai presenti agli assenti
·                     come osservato domenica scorsa, è ormai la tramontata un’interiorità che possiamo definire “societaria” in cui l’io non vive di vita propria, ma riflessa e attinge senso, ispirazioni, motivazioni, indirizzi e criteri di vita dalla realtà ambientale - chiesa, famiglia e società cristiane - che lo accoglie, lo custodisce, lo protegge, lo indirizza, lo approva o lo disapprova. La parola di Dio ci illumina su una promessa di una nuova interiorità. Come aiutare la comunità a sentirsi interpellata dalla situazione attuale?
·                     in Italia abbiamo vissuto in pochi anni un profondo processo di autonomizzazione dell’interiorità: siamo diventati moderni senza modernità, senza quel patrimonio di autocoscienza e di allenamento alla relazione con se stessi, con idee e convinzioni, con una visione critica della società e dei poteri che si contendono il dominio. Come rendere sensibili a queste trasformazioni?
·                     E’ venuta meno un’adesione alla fede cristiana basata principalmente sulla tradizione e sul consenso sociale; appare perciò urgente promuovere una pastorale di prima evangelizzazione che abbia al suo centro l’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto, salvezza di Dio per ogni uomo, rivolto agli indifferenti o ai non credenti” (Con il dono della carità dentro la storia, 23). Cosa enuncia questa valutazione se non l’esaurimento della “spinta propulsiva” di una prima millenaria edizione cristiana? siamo oggi, arrivati all’in-venzione del soggetto e alla rivendicazione della sua autonomia nello spazio della creazione, non può essere capita, interpretata e anche valorizzata e ri-orientata al di fuori di questo vulnus natio. E crediamo che anche la sua declinazione attuale vada capita dentro a questo conflitto.
 
Dalla liturgia al soggetto liturgico:
·                     “E’ venuta meno un’adesione alla fede cristiana basata principalmente sulla tradizione e sul consenso sociale; appare perciò urgente promuovere una pastorale di prima evangelizzazione che abbia al suo centro l’annuncio di Gesù Cristo morto e risorto, salvezza di Dio per ogni uomo, rivolto agli indifferenti o ai non credenti” (Con il dono della carità dentro la storia, 23). Come relazionarsi con queste affermazioni dentro alla comunità e nelle sue forme di missione?
·                     Le scienze umane hanno potuto occuparsi della interiorità con intuizioni, luci, strumenti e risultati novi. Si tratta di un’opera imponente non ancora adeguatamente valutata e apprezzata. Come spingere la comunità ad arricchirsi delle luce che le scienze umane danno sull’uomo come dono, relazione, reciprocità, alterità, comunicazione?
·                     Vivendo noi dopo la “fine della religione”, non abbiamo come comunità credente l’onore e l’onere di inaugurare e favorire una nuova relazione sui temi etici e spirituali nel dialogo con l’umanità? Che cosa più dell’interiorità deve rappresentare questo nuovo luogo dove incontrare gli uomini e le donne della nostra epoca?
 
Dal tema-valore all’evento spirituale:
·                     Nella sua interiorità, egli trascende l'universo delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un'anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose (GS 14): come rendere partecipe la nostra comunità di una luce così folgorante?
·                     L’invenzione del soggetto, frutto congiunto del primo cristianesimo e della prima modernità, inaugura una prima figura di interiorità. Il mondo-oggetto nella sua s-confinata vastità si raccoglie, si rimpicciolisce e trova dimora nel soggetto: lo abita, gli si configura, gli si affida per essere ri-conosciuto e non mis-conosciuto, accolto e non rifiutato, affermato e non negato. Quale luce la parola di Dio getta su questa visione?
·                     se solo Dio è la misura dell’uomo non c’è qui un annuncio quasi s-spropositato e s-proporzionato di cui benedire Dio? Non dobbiamo essere discepoli di Gesù imparando a familiarizzarci più che con il peccato con il dono della nostra divinizzazione?
 

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