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Martedì 06 Aprile 2010
di Franco La Cecla "Rinascita significa felicita'"

Calendario eventi

1952 * 10 FEBBRAIO * 2010 PROCLAMA PER UN MONDO MIGLIORE MOLTO PIU\' FUTURO CHE PASSATO! - Mercoledì 10 Febbraio 2010
PROCLAMA PER UN MONDO MIGLIORE

Comunicati stampa

1) L'ESPERIENZA CRISTOFANICA. La maggioranza delle tradizioni dell'umanita' ci invita ad aprirci alla trascendenza. Questa ricerca umana non finisce in noi: «cerca Dio», «mettiti in cammino verso l'infinito» - Domenica 05 Settembre 2010
1) L'ESPERIENZA CRISTOFANICA

Storie di vita

5 x Mille
Ringrazio per la tua disponibilità Saluti cordiali don Gino Moro «presidente»

La foto del mese
 
Coltiva la Pace: Custodisci il Creato
 

 

 

6^ DOMENICA DELLE PALME 5.4. 2009
Domenica 05 Aprile 2009

BIBBIA E GIORNALE
PER VIVERE LITURGICAMENTE LA QUARESIMA
* REGOLE PER RISVEgLiARe DAL SONNO lA PARoLA
* interrogativi per le omelie
 
1.       BIBBIA E GIORNaLE: LA BIBBIA “Bibbia e Giornale”, diceva a se stesso il teologo protestante Karl Barth quando era pastora a Safenwill, in Svizzera. Erano i “due libri” da mettere in relazione per preparare il suo sermone domenicale. Il richiamo a questa formula semplice e felice, per non ipnotizzare come tutti gli slogan, deve essere esplicitata per dire il suo senso e la sua preziosità. E’ della parola di Dio che si tratta. O, meglio – ecco una prima precisazione fondamentale - di Dio che ci parola. E Dio ci può parlare solo al presente! Il presente di ogni generazione. Il presente di altri – che per me è passato - può rivivere e diventare il mio presente grazie alla trascendenza eterna della parola di Dio: in questo senso la Bibbia non è la parola di Dio, ma può diventarlo. Qui è bene aver presenti i tre passi senza i quali non abbiamo l’intelligenza della Bibbia. Al primo stadio, ci sono degli eventi storici che persone e comunità hanno vissuto come manifestazioni della presenza e dell’azione divina a loro beneficio. Segue poi, come secondo stadio, una lunga fase narrativa di quegli eventi da parte di comunità che in momento celebrativi specifici e di diversa natura (liturgica, sapienziale, storica, profetica…) ne hanno esplicitato il senso, la forza, il messaggio, la bellezza. Questa fase narrativa è inseparabile dagli eventi e ne consente la interiorizzazione. Essendo parola di Dio, essi contengono una riserva di luce e di forza che consente non solo il ricordo di cose successe, ma la loro attualizzazione, come se attraverso la narrazione essi avvenissero ancora. Come terzo stadio si giunge finalmente alla redazione scritta, da parte di circoli e di persone qualificati di testi scritti, essi dopo un processo di recezione e di autenticazione da parte della comunità vengono accolti come testo canonici. Per le comunità successive agli eventi, il percorso è l’inverso di quello che ha originato il testo. Si parte dal testo scritto. Ci si costituisce nella comunione ecclesiale come comunità interpretativa. E, finalmente, attraverso il processo narrativo e celebrativo, si rivivono gli eventi narrati, accogliendo, qui e ora, la luce e la forza della parola di Dio presente e anche latente negli eventi con cui Dio si è rivelato.
 
2.       BIBBIA E GIORNaLE: IL GIORNALE Come ricorda la lettera agli Ebrei Dio ci ha parlato e ci parla in molti modi. Tutta la creazione e la storia, in modi da precisare, sono espressione della parola e dell’azione di Dio, non perché egli faccia qualcosa ma perché “alle sorgenti della realtà egli che non fa nulla fa sì che tutti si faccia”. In questo senso la parola di Dio si rivela nella storia. Da qui la necessitò di affiancare la parola narrata e latente nella Bibbia alla parola narrata e latente nella nostra storia. E’ sempre la stessa parola a prender carne: la parola nascosta nello scrigno delle Scritture, con i loro diversi generi letterari corre incontro alla parola nascosta nello scrigno dei fatti e degli eventi della nostra storia. Così la parola nelle Scritture decodifica la parola nella storia oggi; e la parola dell’attualità dilata ed esplicita la parola all’origine delle narrazioni bibliche. E’ sempre la danza della parola in gioco! “Una parola ha detto Dio, due ne ho udite” (sal 61,12): la parola ha sempre una parte di sé che giace dormente in attesa che il credente e la comunità interpretativa la chiami alla vita con la sua fede: in qualche modo è il credente che pone fine alla kenosis eterna della parola di Dio e la chiama alla vita, ingiungendole: “Talithà, kum!”. Così siamo immersi in una parola avvolgente, da ogni parte. Diacronicamente: ci raggiunge dal passato dove giace in attesa di ri-avvenire, rivelando ulteriore vita; si ridesta nel presente e dal presente, da cuore delle nostre vicende; incombe su di noi dal futuro, sempre avida di ulteriore e altre rivelazioni. Sincronicamente: ci raggiunge nell’intreccio dell’interazione e dell’influsso fecondo tra i diversi soggetti e comunità interpretative, nel contagio dei molteplici “sì e amen” che vengono pronunciati in questo momento storico dalla folla dei credenti. E’ la comunione dei santi!  
 
 
3.       Un limite insuperabile: la parola di Dio obbedisce quindi al disegno della volontà salvifica per l’uomo e la donna concreti, nella loro irripetibile condizione. Il “principio di realtà” è talmente una legge teologico-pastorale che dovrebbe agire come correttivo, se non come dissuasione, a ogni ricerca di spunti omiletici che dirottino “altrove” la tensione e l’attenzione del prete e dell’équipe liturgica. Quando si cerca come favorire la corsa della parola domenicale si deve pazientare nell’attesa e nel silenzio. Non è bene copiare spunti riflessivi dai sussidi. La parola di Dio sta nei solchi della vita e della storia delle nostre persone e comunità. E’ quella la voce dello Spirito che ci interpella dal profondo della situazione chiesa-popolo di Dio immersa nella storia. Gli spunti che offriremo obbediranno a questa “regola liturgica”: scongiurare la sordità davanti alle voci sommesse del “reale salvifico”, cioè il vissuto della propria chiesa-comunità in situazione. Essa è alle prese con la parola-azione di Dio che agisce non solo in lei-chiesa, ma anche nelle società di oggi o, meglio, in lei-società. La parola-azione di Dio per agire nella realtà-società a partire dalla comunità umana dove risiede la comunità cristiana - che andrebbe sentita e vissuta (per fare un esempio) come chiesa-in-Roma e non chiesa-di-Roma. Questa coscienza della concretezza obbliga teologicamente a far sì che ogni sussidio resti solo una premessa. Deve dissolversi-annullarsi a servizio di una parola nascente nel e dal cuore della chiesa locale e dei suoi ministri. In germinazione della tradizione e della comunione ecclesiale, è di Dio solo la parola nascente da e per questa situazione concreta, che chiamiamo “universale concreto”.
 
4.       Attivare tre dis-locazioni: la fedeltà alla comunità cristiana che celebra mi sembra che passi attraverso una vera e propria ri-collocazione. Un de-centramento. Questa dis-locazione va sempre attivata con diligenza. I riflessi condizionati prevalenti tendono a imporsi come meccanismi dis-traenti rispetto alla radicazione nel frammento di mondo che ci fa da teatro e solo nel quale e a partire dal quale viviamo l’essere unica umanità di Dio. E’ questo il “reale salvifico”dove giace dormiente la stessa parola di Dio. Sì, è dormente! E solo noi possiamo risvegliarla. Ad essa, ognuno di noi e tutti noi insieme, come chiesa locale, dobbiamo dire, come Gesù “Talità, kum!”. E allora la parola-bambina si desterà e diventerà eloquente nella nostra al cui interno: la nostra terra abitata dalla parola. Indichiamo tre operazioni iteriori indispensabili. Con esse possiamo risvegliare un frammento della parola-azione che Dio sta determinando qui e ora in questo momento storico.
 
             Dai presenti agli assenti: il reale salvifico muore quando è sequestrato: quando una comunità che celebra diventa auto-referenziale porta a morte ogni virtù salvifica e rende impossibile il celebrazione, che è parola spesso svilita e snaturata a mera esecuzione. Se manca il mondo non c’è neanche la chiesa che nella sua costituzione è da/nel/con/per il mondo inteso, sentito e vissuto come famiglia creata che Dio ama. Per se stessa la salvezza in Cristo de-centra il soggetto che celebra dall’io al noi, dal sé al tu. “Che momento critico vive la comunità umana? Quali soni le sue attese negate? i suoi desideri repressi? le sue bellezze deturpate? Che cielo cerca a tentoni e nei9 suoi inferni? Come caricarsi nelle spalle il doloro del mondo offeso?”.
 
             Dalla liturgia al soggetto liturgico: il “reale salvifico” non è l’azione in sé (ritualismo), ma la comunità che celebra; così non va pensata la quaresima-in-sé, ma il soggetto-chiesa che compie un’attraversata di 40 giorni. “Chi è qui e ora la mia comunità? Cosa vive? Cosa soffre? Cosa/Chi la affascina e cosa la accerchia e imprigiona! Quale il suo stato di luce e di tenebre? Dove corre la lama delle sue contraddizioni”? 
 
             Dal tema-valore all’evento spirituale: il “reale salvifico” avviene attraverso gesti e parole, attraesti eventi interiore che comportano una cesura, una divisione, un salto dal qui a là, da così a colà; la comunità liturgica in quaresima celebra la salvezza come esperienza della fine del mondo - di un suo mondo - per entrare in suo mondo altro: i temi-valori devono obbedire allo scopo di favorire e far av-venire l’evento e non devono quindi essere esposte con mentalità “scolastica”, razionalistica, discorsiva, ragionativa. “Qual è l’evento che potrebbe traghettare la comunità in uno stadio nuovo? Quale sarebbe il guado da attraversare? Quale volto di Dio, di sé e dell’altro dovrebbe morire e quale risorgere?”. 
 
5.       STARE SOTTO LA CROCE DELLE DOMANDE: l’influsso pragmatista - che tende a plagiarci tutti - fa sì che si corra subito alla ricerca della “soluzione”. C’è un’omelia da fare e si cerca la scaletta tematica per svolgere il proprio compito. Internet aumenta le soluzioni pronte all’uso, e quindi l’ambiguità dello strumento per cercare spunti alle proprie omelie. In realtà nella dinamica “domanda-risposta” tutto dipende dalla “domanda”. E una domanda è tale solo se è pensata, sofferta: altrimenti resta vaga premessa che si sorvola rapidamente. La domanda diventa in-feconda E perde fecondità perché non è conservata in seno. Si corre alla cosa da fare, sottovalutando e quasi ignorando le premesse, il dolore nascosto e latente nella comunità. Se sofferte, le situazioni generano la domanda. Quando la domanda nasce in noi, nel pensiero e nella preghiera, essa genera molto più che una soluzione, un “nuovo ordine del cuore”. Questo fa da grembo vitale ad atteggiamenti e sentimenti, a emozioni e sensibilità. Tutto ciò plasma la parola nascente ben prima che salga alle labbra e finisca in una sequenza di punti da esporre. Ecco perché ogni ministro della parola deve fuggire come tentazione grave quella di ricorrere a sussidi che sostituiscano la fatica dei sei giorni. Dio stesso, come insegna la struttura settenaria del racconto della creazione, non giunge se non dopo sei giorni alla festa del settimo giorno, che è la “danza della parola”. Così noi. Si tratta quindi, come Maria, di stare salvificamente sotto la croce delle domande. E da esse, come dal fianco trafitto di Gesù, sgorgheranno sangue ed acqua, cioè la comunicazione ecclesiale autentica. Una comunicazione che continuerà il processo dell’auto-comunicazione di Dio che ci parla e si intrattiene con noi come ad amici
.
6.       IL PROBLEMA: L’OMILETA, NON L’OMELIA: questo sussidio nasce intenzionalmente “contro se stesso”. Vuole spingere il lettore amico che si imbatte su queste pagina, a lavorare su se stesso: a intensificare lo sguardo sulla sua comunità; a interrogarsi sul tragitto che la comunità sta percorrendo, fosse vero nel quadro di un itinerario pastorale per obiettivi; a oggettivare i grumi di resistenza, opacità, ambiguità che frenano la sua vitalità; a discernere il “buco nero” che impedisce un’ulteriore trasfigurazione delle persone e della comunità; a cogliere come si inter-relaziona, condizionandosi, la comunità cristiana e la comunità umana (il mondo). Nessuna situazione è più feconda del “reale salvifico”. Il punto è che tutto congiura alla fuga da questo “reale”, con varie forme di de-realizzazione. Passare attraverso il crogiuolo delle domande dei tre punti appena richiamati è una via per entrare nel deserto del “reale salvifico” e tentare di ascoltare la parola, che esiste solo come parola-in-situazione. Il Signore, con la sua azione salvifica, non disdegna il reale, cioè la nostra umanità. Si immerge in essa, l’abita rendendola atta a ogni forma di auto-trascendenza: redenzione, purificazione, avanzamento, trasformazione. Il Signore in azione “non fa nulla, ma fa sì che tutto si faccia”. Così è determinante non avere fretta, una fretta interiore, di correre alla linea della propria omelia e così risolvere la propria preoccupazione domenicale.
 
7.       LA FUNZIONE DELLE DOMANDE: in coerenza con quanto fin qui detto, nel mio sussidio non offrirò linee di contenuto, tanto meno precisazioni esegetiche, ma piste di domande. Sono convinto che ciò che sveglia la parola dal sonno” è ciò che sveglia anche noi ed è l’arte delle domande e la loro concatenazione logica. Per questo noi ispireremo le domande alle tre dis-locazioni richiamate.
 

6^ DOMENICA DELLE PALME 5.4. 2009
TESTI BIBLICI
Is 50,4-7: Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. 5 Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. 6 Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. 7 Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso.
 
Fil 2,6-11: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; 7 ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, 8 umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. 9 Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; 10 perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; 11 e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
 
                Mc 14,1-15,47: 1 Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. 2 Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo». 3 Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. 4 Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? 5 Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. 6 Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; 7 i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. 8 Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. 9 In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto». 10 Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo. 12 Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13 Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo 14 e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15 Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi». 16 I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. 17 Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. 18 Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». 19 Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». 20 Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. 21 Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!». 22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». 26 E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27 Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. 28 Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». 29 Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». 30 Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.32 Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35 Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. 36 E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». 37 Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. 40 Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. 41 Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». 43 E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. 46 Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. 47 Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. 48 Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!». 50 Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. 51 Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. 52 Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo. 53 Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. 54 Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. 55 Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. 56 Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. 57 Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: 58 «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». 59 Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. 60 Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 61 Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». 63 Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? 64 Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. 65 Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano. 66 Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote 67 e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». 68 Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. 69 E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». 70 Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». 71 Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». 72 Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.
15:1 Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. 2 Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». 3 I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. 4 Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». 5 Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato.
6 Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. 7 Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. 8 La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. 9 Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?». 10 Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11 Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. 12 Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». 13 Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». 14 Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». 15 E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. 16 Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. 17 Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. 18 Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». 19 E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. 20 Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. 21 Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. 22 Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, 23 e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. 24 Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. 25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. 26 E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. 27 Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. 28 29 I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, 30 salva te stesso scendendo dalla croce!». 31 Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! 32 Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. 33 Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 34 Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? 35 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». 36 Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». 37 Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. 38 Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. 39 Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio! ». 40 C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41 che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. 42 Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, 43 Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. 44 Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. 45 Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46 Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. 47 Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.
 
DOMANDE PER L’ATTUALIZZAZIONE
                   (le parole bibliche in neretto guidano l’articolazione
                         delle domande nelle tre ottiche di attualizzazione)
Dai presenti agli assenti
·                     la passione del Signore è là dove c’è la passione dell’uomo; nessun dolore storico è estraneo a Cristo: la forma del “peccato strutturale” dato dai modelli maliziosi o anche solo inadeguati della “figura-mondo” di oggi ha a che fare con la croce che il Signore continua a portare; come collocare la nostra settimana santa nella “settimana santa dei popoli”, della nostra umanità?
·                     la fine della logica della legge, della dinamica permesso/proibito, che conduceva al senso di peccato e alla domanda di redenzione non toglie tensione e sofferenze nelle nostre vite e dei nostro simili, ma al contrario: le condensa e le concentra a livello psichico e nel mondo delle relazioni interpersonali; il peso che prima veniva reso leggero o almeno alleviato per via teologica – nella identificazione con il Crocifisso, con l’Addolorata – oggi passa sulle spalle dei singoli e della coppia; come aiutare la comunità ad avere questo sguardo sulle nuove forme di passione?
·                     rispetto alle società sacrificali dell’epoche della penuria, oggi, nelle società dell’abbondanza (anche se limitata), abbiamo un nuovo approccio con la sofferenza, il dolore, il disagio; è diminuita la nostra resistenza al limite e alla privazione; come situarci cristianamente davanti a questa modificazione del senso della croce?
 
Dalla liturgia al soggetto liturgico:
·                     come possiamo accogliere da Cristo una lingua da iniziati che ci consenta di elaborare e trasmettere una parola che dia senso a questo momento di passione economica che suscita solo paura delle privazioni?
·                     che dice alla comunità il mettersi a confronto con i “sentimenti che furono in Cristo Gesù”? Che sentimento prevalente andrebbe nella comunità incoraggiato e quale rettificato?
·                     siamo sensibili alla giustizia restitutiva che, al di là della giustizia penale e retributiva, riporta diritti e doveri umani a tutti, ri­pristina il bene dove c'era il male, la giusti­zia che risana, guarisce, allarga il futuro per tutti?
 
Dal tema-valore all’evento spirituale:
·                     il culmine della giustizia restituiva é la felicità condivisa, che non é la buona sorte, ma é un attraversare la sofferenza insieme sperimentando liberazione e consolazione come offerta di vita. Sappiamo maturare questa dilatazione del senso della croce?
·                     misericordia e perdono che esperienza ne abbiamo? Nel perdono vedo il valore dell'altro mentre mi ricordo del male che mi ha fatto; nella misericordia giungo ad abbracciare l'altro, sento la sofferenza dell'altro che commette il male. Giungere a vedere l'al­tro con gli occhi di Dio, figlio o figlia unici e amati dal fondo di una gioia che é l'inizio della creazione ed é la sua vita infinitamen­te rigeneratesi, nucleo di ogni resurrezio­ne. Che ci dice tutto questo?
·                     Nello sguardo di Dio ogni bruttezza, ogni limite, ogni egoismo, ogni deformazione sono abbracciati e l'amore di questo sguar­do é felice solo per l'altro, perché esiste. Così il male é vinto. Questa verità é reale sia in Gesù, sia nel compimento dei tempi. Nel frat­tempo, nel tempo che dipende da noi il male s'impone oscurando la coscienza stessa che il male é comunque vinto. Ritrovare la co­scienza di questo significa poter confidare in Dio e non nelle nostre potenze e nei giu­dizi, poterci purificare e poter avere la for­za di fiducia che rende possibile essere-per­gli-altri. Come appropriarci di queste riletture della passione redentiva di Gesù?

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