3^ DOMENICA DI QUARESIMA 15.3. 2009
Giovedì 12 Marzo 2009
BIBBIA E GIORNALE
PER VIVERE LITURGICAMENTE LA QUARESIMA
* REGOLE PER RISVEgLiARe DAL SONNO lA PARoLA
* interrogativi per le omelie
1. BIBBIA E GIORNaLE: LA BIBBIA “Bibbia e Giornale”, diceva a se stesso il teologo protestante Karl Barth quando era pastora a Safenwill, in Svizzera. Erano i “due libri” da mettere in relazione per preparare il suo sermone domenicale. Il richiamo a questa formula semplice e felice, per non ipnotizzare come tutti gli slogan, deve essere esplicitata per dire il suo senso e la sua preziosità. E’ della parola di Dio che si tratta. O, meglio – ecco una prima precisazione fondamentale - di Dio che ci parola. E Dio ci può parlare solo al presente! Il presente di ogni generazione. Il presente di altri – che per me è passato - può rivivere e diventare il mio presente grazie alla trascendenza eterna della parola di Dio: in questo senso la Bibbia non è la parola di Dio, ma può diventarlo. Qui è bene aver presenti i tre passi senza i quali non abbiamo l’intelligenza della Bibbia. Al primo stadio, ci sono degli eventi storici che persone e comunità hanno vissuto come manifestazioni della presenza e dell’azione divina a loro beneficio. Segue poi, come secondo stadio, una lunga fase narrativa di quegli eventi da parte di comunità che in momento celebrativi specifici e di diversa natura (liturgica, sapienziale, storica, profetica…) ne hanno esplicitato il senso, la forza, il messaggio, la bellezza. Questa fase narrativa è inseparabile dagli eventi e ne consente la interiorizzazione. Essendo parola di Dio, essi contengono una riserva di luce e di forza che consente non solo il ricordo di cose successe, ma la loro attualizzazione, come se attraverso la narrazione essi avvenissero ancora. Come terzo stadio si giunge finalmente alla redazione scritta, da parte di circoli e di persone qualificati di testi scritti, essi dopo un processo di recezione e di autenticazione da parte della comunità vengono accolti come testo canonici. Per le comunità successive agli eventi, il percorso è l’inverso di quello che ha originato il testo. Si parte dal testo scritto. Ci si costituisce nella comunione ecclesiale come comunità interpretativa. E, finalmente, attraverso il processo narrativo e celebrativo, si rivivono gli eventi narrati, accogliendo, qui e ora, la luce e la forza della parola di Dio presente e anche latente negli eventi con cui Dio si è rivelato.
2. BIBBIA E GIORNaLE: IL GIORNALE Come ricorda la lettera agli Ebrei Dio ci ha parlato e ci parla in molti modi. Tutta la creazione e la storia, in modi da precisare, sono espressione della parola e dell’azione di Dio, non perché egli faccia qualcosa ma perché “alle sorgenti della realtà egli che non fa nulla fa sì che tutti si faccia”. In questo senso la parola di Dio si rivela nella storia. Da qui la necessitò di affiancare la parola narrata e latente nella Bibbia alla parola narrata e latente nella nostra storia. E’ sempre la stessa parola a prender carne: la parola nascosta nello scrigno delle Scritture, con i loro diversi generi letterari corre incontro alla parola nascosta nello scrigno dei fatti e degli eventi della nostra storia. Così la parola nelle Scritture decodifica la parola nella storia oggi; e la parola dell’attualità dilata ed esplicita la parola all’origine delle narrazioni bibliche. E’ sempre la danza della parola in gioco! “Una parola ha detto Dio, due ne ho udite” (sal 61,12): la parola ha sempre una parte di sé che giace dormente in attesa che il credente e la comunità interpretativa la chiami alla vita con la sua fede: in qualche modo è il credente che pone fine alla kenosis eterna della parola di Dio e la chiama alla vita, ingiungendole: “Talithà, kum!”. Così siamo immersi in una parola avvolgente, da ogni parte. Diacronicamente: ci raggiunge dal passato dove giace in attesa di ri-avvenire, rivelando ulteriore vita; si ridesta nel presente e dal presente, da cuore delle nostre vicende; incombe su di noi dal futuro, sempre avida di ulteriore e altre rivelazioni. Sincronicamente: ci raggiunge nell’intreccio dell’interazione e dell’influsso fecondo tra i diversi soggetti e comunità interpretative, nel contagio dei molteplici “sì e amen” che vengono pronunciati in questo momento storico dalla folla dei credenti. E’ la comunione dei santi!
3. Un limite insuperabile: la parola di Dio obbedisce quindi al disegno della volontà salvifica per l’uomo e la donna concreti, nella loro irripetibile condizione. Il “principio di realtà” è talmente una legge teologico-pastorale che dovrebbe agire come correttivo, se non come dissuasione, a ogni ricerca di spunti omiletici che dirottino “altrove” la tensione e l’attenzione del prete e dell’équipe liturgica. Quando si cerca come favorire la corsa della parola domenicale si deve pazientare nell’attesa e nel silenzio. Non è bene copiare spunti riflessivi dai sussidi. La parola di Dio sta nei solchi della vita e della storia delle nostre persone e comunità. E’ quella la voce dello Spirito che ci interpella dal profondo della situazione chiesa-popolo di Dio immersa nella storia. Gli spunti che offriremo obbediranno a questa “regola liturgica”: scongiurare la sordità davanti alle voci sommesse del “reale salvifico”, cioè il vissuto della propria chiesa-comunità in situazione. Essa è alle prese con la parola-azione di Dio che agisce non solo in lei-chiesa, ma anche nelle società di oggi o, meglio, in lei-società. La parola-azione di Dio per agire nella realtà-società a partire dalla comunità umana dove risiede la comunità cristiana - che andrebbe sentita e vissuta (per fare un esempio) come chiesa-in-Roma e non chiesa-di-Roma. Questa coscienza della concretezza obbliga teologicamente a far sì che ogni sussidio resti solo una premessa. Deve dissolversi-annullarsi a servizio di una parola nascente nel e dal cuore della chiesa locale e dei suoi ministri. In germinazione della tradizione e della comunione ecclesiale, è di Dio solo la parola nascente da e per questa situazione concreta, che chiamiamo “universale concreto”.
4. Attivare tre dis-locazioni: la fedeltà alla comunità cristiana che celebra mi sembra che passi attraverso una vera e propria ri-collocazione. Un de-centramento. Questa dis-locazione va sempre attivata con diligenza. I riflessi condizionati prevalenti tendono a imporsi come meccanismi dis-traenti rispetto alla radicazione nel frammento di mondo che ci fa da teatro e solo nel quale e a partire dal quale viviamo l’essere unica umanità di Dio. E’ questo il “reale salvifico”dove giace dormiente la stessa parola di Dio. Sì, è dormente! E solo noi possiamo risvegliarla. Ad essa, ognuno di noi e tutti noi insieme, come chiesa locale, dobbiamo dire, come Gesù “Talità, kum!”. E allora la parola-bambina si desterà e diventerà eloquente nella nostra al cui interno: la nostra terra abitata dalla parola. Indichiamo tre operazioni iteriori indispensabili. Con esse possiamo risvegliare un frammento della parola-azione che Dio sta determinando qui e ora in questo momento storico.
Dai presenti agli assenti: il reale salvifico muore quando è sequestrato: quando una comunità che celebra diventa auto-referenziale porta a morte ogni virtù salvifica e rende impossibile il celebrazione, che è parola spesso svilita e snaturata a mera esecuzione. Se manca il mondo non c’è neanche la chiesa che nella sua costituzione è da/nel/con/per il mondo inteso, sentito e vissuto come famiglia creata che Dio ama. Per se stessa la salvezza in Cristo de-centra il soggetto che celebra dall’io al noi, dal sé al tu. “Che momento critico vive la comunità umana? Quali soni le sue attese negate? i suoi desideri repressi? le sue bellezze deturpate? Che cielo cerca a tentoni e nei9 suoi inferni? Come caricarsi nelle spalle il doloro del mondo offeso?”.
Dalla liturgia al soggetto liturgico: il “reale salvifico” non è l’azione in sé (ritualismo), ma la comunità che celebra; così non va pensata la quaresima-in-sé, ma il soggetto-chiesa che compie un’attraversata di 40 giorni. “Chi è qui e ora la mia comunità? Cosa vive? Cosa soffre? Cosa/Chi la affascina e cosa la accerchia e imprigiona! Quale il suo stato di luce e di tenebre? Dove corre la lama delle sue contraddizioni”?
Dal tema-valore all’evento spirituale: il “reale salvifico” avviene attraverso gesti e parole, attraesti eventi interiore che comportano una cesura, una divisione, un salto dal qui a là, da così a colà; la comunità liturgica in quaresima celebra la salvezza come esperienza della fine del mondo - di un suo mondo - per entrare in suo mondo altro: i temi-valori devono obbedire allo scopo di favorire e far av-venire l’evento e non devono quindi essere esposte con mentalità “scolastica”, razionalistica, discorsiva, ragionativa. “Qual è l’evento che potrebbe traghettare la comunità in uno stadio nuovo? Quale sarebbe il guado da attraversare? Quale volto di Dio, di sé e dell’altro dovrebbe morire e quale risorgere?”.
5. STARE SOTTO LA CROCE DELLE DOMANDE: l’influsso pragmatista - che tende a plagiarci tutti - fa sì che si corra subito alla ricerca della “soluzione”. C’è un’omelia da fare e si cerca la scaletta tematica per svolgere il proprio compito. Internet aumenta le soluzioni pronte all’uso, e quindi l’ambiguità dello strumento per cercare spunti alle proprie omelie. In realtà nella dinamica “domanda-risposta” tutto dipende dalla “domanda”. E una domanda è tale solo se è pensata, sofferta: altrimenti resta vaga premessa che si sorvola rapidamente. La domanda diventa in-feconda E perde fecondità perché non è conservata in seno. Si corre alla cosa da fare, sottovalutando e quasi ignorando le premesse, il dolore nascosto e latente nella comunità. Se sofferte, le situazioni generano la domanda. Quando la domanda nasce in noi, nel pensiero e nella preghiera, essa genera molto più che una soluzione, un “nuovo ordine del cuore”. Questo fa da grembo vitale ad atteggiamenti e sentimenti, a emozioni e sensibilità. Tutto ciò plasma la parola nascente ben prima che salga alle labbra e finisca in una sequenza di punti da esporre. Ecco perché ogni ministro della parola deve fuggire come tentazione grave quella di ricorrere a sussidi che sostituiscano la fatica dei sei giorni. Dio stesso, come insegna la struttura settenaria del racconto della creazione, non giunge se non dopo sei giorni alla festa del settimo giorno, che è la “danza della parola”. Così noi. Si tratta quindi, come Maria, di stare salvificamente sotto la croce delle domande. E da esse, come dal fianco trafitto di Gesù, sgorgheranno sangue ed acqua, cioè la comunicazione ecclesiale autentica. Una comunicazione che continuerà il processo dell’auto-comunicazione di Dio che ci parla e si intrattiene con noi come ad amici
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6. IL PROBLEMA: L’OMILETA, NON L’OMELIA: questo sussidio nasce intenzionalmente “contro se stesso”. Vuole spingere il lettore amico che si imbatte su queste pagina, a lavorare su se stesso: a intensificare lo sguardo sulla sua comunità; a interrogarsi sul tragitto che la comunità sta percorrendo, fosse vero nel quadro di un itinerario pastorale per obiettivi; a oggettivare i grumi di resistenza, opacità, ambiguità che frenano la sua vitalità; a discernere il “buco nero” che impedisce un’ulteriore trasfigurazione delle persone e della comunità; a cogliere come si inter-relaziona, condizionandosi, la comunità cristiana e la comunità umana (il mondo). Nessuna situazione è più feconda del “reale salvifico”. Il punto è che tutto congiura alla fuga da questo “reale”, con varie forme di de-realizzazione. Passare attraverso il crogiuolo delle domande dei tre punti appena richiamati è una via per entrare nel deserto del “reale salvifico” e tentare di ascoltare la parola, che esiste solo come parola-in-situazione. Il Signore, con la sua azione salvifica, non disdegna il reale, cioè la nostra umanità. Si immerge in essa, l’abita rendendola atta a ogni forma di auto-trascendenza: redenzione, purificazione, avanzamento, trasformazione. Il Signore in azione “non fa nulla, ma fa sì che tutto si faccia”. Così è determinante non avere fretta, una fretta interiore, di correre alla linea della propria omelia e così risolvere la propria preoccupazione domenicale.
7. LA FUNZIONE DELLE DOMANDE: in coerenza con quanto fin qui detto, nel mio sussidio non offrirò linee di contenuto, tanto meno precisazioni esegetiche, ma piste di domande. Sono convinto che ciò che sveglia la parola dal sonno” è ciò che sveglia anche noi ed è l’arte delle domande e la loro concatenazione logica. Per questo noi ispireremo le domande alle tre dis-locazioni richiamate.
3^ DOMENICA DI QUARESIMA 15.3. 2009
TESTI BIBLICI
Es 20:1 Dio allora pronunciò tutte queste parole: 2 «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: 3 non avrai altri dèi di fronte a me. 4 Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6 ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandi. 7 Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano. 8 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: 9 sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11 Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro. 12 Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio. 13 Non uccidere. 14 Non commettere adulterio. 15 Non rubare. 16 Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo. 17 Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».
1 Cor 1, 22 E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23 noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24 ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Gv 2, 13 Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. 15 Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». 17 I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. 18 Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19 Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 20 Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22 Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 23 Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. 24 Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti 25 e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.
DOMANDE PER L’ATTUALIZZAZIONE
(le parole bibliche in neretto guidano l’articolazione
delle domande nelle tre ottiche di attualizzazione)
Dai presenti agli assenti
· oggi, nelle nostre società, viviamo per la prima volta nella storia delle civiltà in una cultura post-religiosa. E’ una prova per la nostra chiesa che ha diffuso in questi due millenni una edizione del cristianesimo basato sul connubio tra vangelo e la religione: è un dono in cui non mancano limiti. Il rifiuto di tanti della chiesa serve a purificarla: come darne coscienza?
· La fine della civiltà religiosa sfida la chiesa a trovare una ri-comprensione di se stessa in chiave antropologica. Non avrebbe Gesù qualcosa sferzata da dare anche a noi, per il nostro modo di vivere la religione, se misurato con la necessità di una svolta missionaria, per comunicare il vangelo ad un mondo che cambia?
· Come trasmettere alla comunità il messaggio che chi non ama il mondo appassionatamente, così com’è, non può comunicargli nulla del Vangelo?..
Dalla liturgia al soggetto liturgico:
· come incrementare la coscienza della comunità che è finita l’epoca dell’autosufficienza dei preti e delle suore per servire la vita e annunciare il vangelo, ma che tutti abbiamo una missione di servizio alla vita e alla sorte del futuro?
· tornando al fare vittime per “via militare” come dramma del nostro tempo e frontiera per una nuova “pasqua civile” come trasmettere ai laici credenti l’idea che il mondo non può essere ridotto a mercato e che ha bisogno di un ritorno simbolico sul monte Sinai - non come popolo ebraico o anche solo cristiano, ma come umanità - per scoprire nuove leggi, nuovi codici vitali, una nuova etica mondiale?
· come rendere avvertita la comunità che nella crisi finanziaria in atto deve vedere presente una salutare critica alla idolatria del denaro, che per tutti è una tentazione, anche se possediamo pochi soldi: il cuore si ottenebra anche con la sete avida e ingorga di possedere? Come far cogliere la diseducazione dei programmi incentrati sulla corsa al denaro? Come far incontrare un Gesù che guarisce da questa malattia?
Dal tema-valore all’evento spirituale:
· è urgente il salto dalla credenza residua per cui si è cristiani perché ce lo hanno insegnato al credere perché noi abbiamo incontrato ed esperimentato Dio come il Dio della nostra vita: come e quando favorire questi eventi sul monte Sinai della nostra interiorità?
· Quale via, quale metodo, quali luoghi e occasioni predisporre per tentare qualche esperienza comunitaria per poter arrivare a dire: “Dio mi ha parlato… Dio mi ha detto… Mi sono sentito il suo tempi?
· La via della croce che conduce alla risurrezione è la sostanza dell’itinerario quaresimale: quale forma, ispirata alla via Crucis, indicare perché tutti possiamo trovare 3’-5’ per “predicare Cristo Crocifisso” a noi stessi, e, caso mai, come coppi e famiglia a casa?
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