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Domenica 05 Settembre 2010
MESSA NEL II ANNIVERSARIO DEL DIES NATALIS DI PADRE JB CAPPELLARO I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni,

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- Domenica 05 Settembre 2010
Il° Anniversario del dies natalis di P. Cappellaro

Comunicati stampa

LO SPIRITO DELLA PAROLA. La storia dell'umanita' e' lasciata anche all'iniziativa umana. In questo momento decisivo del mondo, i problemi urgenti della civilizzazione odierna sono argomenti anche religiosi. Pace, giustizia, liberta� - Martedì 07 Settembre 2010
LO SPIRITO DELLA PAROLA.

Storie di vita

5 x Mille
Ringrazio per la tua disponibilità Saluti cordiali don Gino Moro «presidente»

La foto del mese
 
Coltiva la Pace: Custodisci il Creato
 

 

 

Le origini
Giovedì 19 Luglio 2007

MONDO MIGLIORE, più di uno slogan!
 
 
Mondo Migliore”: come tutte le formule, anche questa rischia di svuotarsi. Come il nome di una persona: quando te ne innamori, quel “nome” si trasforma in simbolo: ti fa girare la testa, ti fa palpitare il cuore, ti cambia la vita e la vita cambia te.
La sfida è poi saper resistere alla potenza distruttrice delle abitudini e conservarsi innocenti e riconoscenti.
Il primo rapimento è facile: è non perderne la luce che è difficile. Ed è la continuità del rapimento che genera la maturità dei legami. L’innamoramento e l’amore normalmente li colleghiamo alla vicenda personale, anzi li releghiamo nella sfera della vita individuale, come se la vita sociale e il mondo nulla avessero a che vedere con l’amore. Strana scissione: la fiamma e il fuoco appartengono alla sfera privata, il grigiore e la competizione alla sfera sociale. Le viene così inferta una ferita grave, all’insegna del noto slogan: virtù private, vizi pubblici. E’ qui forse uno dei tratti più fragili del nostro costume italico, tendenzialmente povero di passione civica e di coscienza politica. Che bello se invece innamoramento e amore scoppiassero nelle nostre vene anche in relazione a quel tu dilatato che è la comunità umana! Mondo Migliore evoca precisamente quello che può avvenire nella coscienza di un essere umano quando innamoramento e amore non trasformano solo i due, ma i molti in uno, cambiandone la vita per sempre, in ogni sua dimensione, in tutte le sue diverse fasi.
Mondo Migliore”: la formula è nata tra il 1938 e il 1944, nel cuore di un certo Riccardo Lombardi, un gesuita originario del Cuneese (Dronero). Proprio durante la seconda guerra mondiale. Mondiale era allora appunto un aggettivo della guerra. Se Fulvio Roiter può dire di se stesso che “è stato geneticamente programmato per fare il fotografo”, Riccardo Lombardi è stato geneticamente programmato per sentire l’esordio del mondo migliore. La sua vita si accese nell’intuizione dell’inizio dell’era comunitaria. Ne captò la fase nascente! E fu divorato da questa passione. Proprio quel mondo che crollava sotto la potenza di morte dell’odio e delle armi - nonostante se stesso o forse come rivincita della vita sulla morte - dava alla luce un germe. Il germe di uno stadio nuovo nell’evoluzione umana. Era un balzo genetico. Come il passaggio dal regno vegetale a quello animale, dal regno animale a quello razionale - la noosfera -  nell’accesso al pensiero. Passare dall’uomo rurale e industriale all’uomo planetario non è solo storia e geografia: è antropologia.
Mondo Migliore”: è una perfezione della nostra condizione umana, in cui esercitarci da bambini per non abbandonarla più. Perché Fulvio Roiter dovrebbe appendere al chiodo la sua Leica proprio adesso? Lui che si è affinato nello sguardo puro che scova l’essenziale delle cose e lo fissa in un’immagine, perché dovrebbe fermarsi proprio adesso? Alcune sue parole: Dicono che l'abitudine distrugga l'occhio. Dove vivi finisci con il non vedere niente. Può darsi, ma non vale per me: mi salva l'emozione, sono ancora in grado di emozionarmi e di custodire intatta la curiosità per le persone, le cose, i paesaggi. Il tempo mi ha insegnato a scremare: nelle immagini cerco l'essenzialità, che è un grado di scrittura.
Mondo Migliore”: il braciere è acceso. Si tratta di stare al gioco e di non tagliarsi fuori. Altrimenti, come abbiamo visto nella proiezione del power point, si muore, si diventa cenere. Fulvio Roiter scrive con la luce, ha imparato a suon di scatti che il problema non è fotografare, ma imparare a vedere. Così è per tutti noi, che siamo entrati nella scena storica dopo la seconda guerra mondiale. Intravedendo un mondo altro si tratta di dare l’addio all’era rurale e al suo modello culturale, alla società industriale, allo Stato-nazione, a un mondo eurocentrico. Si tratta, portando con sé i tesori fin qui accumulati, di lasciar emergere una nuova immagine di uomo e di società. Nel secolo breve sono avvenuti macro cambiamenti: l’industrializzazione, la rivoluzione sociale, la contestazione, il terziario. In questo ultimo decennio con l’era informatica, con internet, la rete, i cellulari, avvertiamo che è il nostro microcosmo ad essere in causa. Con l’imporsi della globalizzazione e della tecnologia genetica, avvertiamo che la posta in gioco è l’essere umano che è in noi. Siamo tra caos e cosmo, tra luce e tenebre, in un momento ancora cruciale e promettente della creazione. Questo crogiuolo di fenomeni, visto in superficie e nei tempi brevi, ci lascia in genere disorientati, smarriti, con la sensazione di caos e di morte. Visto però in profondità e nei tempi medio-lunghi, potremmo avere ben altra percezione, come se vedessimo l’invisibile. Siamo all’inizio, all’aurora. E come in ogni nascita, anche e soprattutto in un “parto sociale”, avvertiamo ansietà e angoscia. Questo dolore collettivo non è però senza senso e annuncia la nascita in noi più che di un altro uomo, di un uomo altro: l’homo civicus, l’homo planetarius, l’homo glocalis, l’homo comunicativus. Perché non potremmo sentirci coinvolti in prima persona in ciò che evocano queste parole della Bibbia? “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di essere umano, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. La creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto e attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio. Io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi” (1 Cor 2,9; Rom 8,19 ss). Perché tutto questo non ci dovrebbe riguardare come stirpe umana? Perché non esplorare da umani il dopo uomo? Se abbiamo anche plausibili antipatie o anche solo riserve nei confronti della Chiesa e del clero, perché automutilarci? Perché non appropriarci fino in fondo del nostro futuro oltre questo tempo, nell’al di là dell’attuale stadio dell’evoluzione della specie? Perché arrestarsi e impantanarsi nel solo presente? Chi ce lo impone se non la nostra omissione di fede in noi stessi e di speranza nel nostro futuro umano?
 
Mondo Migliore”: uno slogan vuoto, una formula retorica, se non siamo attenti a ciò che si muove sotto la crosta dei fatti, oltre la fitta coltre delle notizie che oggi ci assediano senza lasciarsi il respiro mentale ed emotivo, tanto aggrediti dal vedere da rischiare di perdere la capacità di guardare e soprattutto di scoprire la bellezza della vita e i gemiti della sua nascita negata. Si tratta di metterci nel cuore del braciere. E di accenderci. Come troviamo scritto di Fulvio: Provi oggi a tenere uno in posa per 120 secondi, e vedrai che faccia da fesso vien fuori. Lui invece tira fuori l'anima. Così noi possiamo guardare il mondo e restarne disgustati, o, com’è più facile e comune, indifferenti.
Mondo Migliore: si tratta di saltare dentro al processo storico credendo in se stessi e negli altri. Scuotendosi dal torpore. Trovo una testimonianza di Fulvio troppo bella per non essere letta a voce alta anche qui, nel suo e nel nostro paese: Io credo alla virtù terapeutica del bello, al suo valore taumaturgico. Un giorno mi ha scritto una signora da Napoli: «Ho il marito operato di tumore e non ha più gusto per la vita. E’ sempre più chiuso in se stesso. Unico spiraglio, l'amore per la fotografia, specialmente per le sue. Vuole aiutarmi, vuole essere mio complice»? Allora ho telefonato, sono stato loro ospite. Da allora quella persona è tornata a vivere. Negli anni, la famiglia si è allargata, è arrivato anche un figlio. Poi dicono che la fotografia non è magia. Lo è, amici, ma ci vuole fede. La fede nella bellezza. Così è per il mondo migliore: ci vuole fede, fede che non c’è «bellezza» senza quella «verità» che fa scoprire lo spirito del proprio tempo e spinge ad essergli fedeli. 
 
Mondo Migliore”: il primo grembo dove si è cercato di inseminare questa nuova creazione - l’umanesimo planetario - è stata inizialmente la Chiesa. Con Pio XII, P. Lombardi raggiunse il vertice della notorietà. Mise in moto un principio di riforma globale della Chiesa per attrezzarla all’ingresso nell’era comunitaria. Il Concilio è stato il frutto più maturo di questa istanza. Per coglierne il valore e la portata bisogna rifarsi a ciò che avvenne con San Francesco nel XIII secolo e con Sant’Ignazio nel XVI°. Quanto però allora successe con persone dal genio individuale, quasi delle vette inarrivabili, oggi deve avvenire con un nuovo tipo di genialità diffusa, comunitaria, relazionale, che vede in azione e in inter-azione una coppia, una famiglia, un’impresa, un paese, una città, una parrocchia, un comune, una diocesi. E’ la relazione il DNA dell’attuale stadio evolutivo, la qualità comunicativa, l’arte dell’insieme, il gioco di squadra. Il Gruppo del Mondo Migliore, con i suoi attuali 650 membri, opera in 35 paesi del mondo. Offre un servizio perché non si esca ai margini del braciere della storia, ma vi si salti dentro, con tutte le proprie energie. Certo oggi il clima globale - nella chiesa per prima - è decisamente in controtendenza rispetto a questa direzione. Ma un po’ di memoria storica ci aiuta a leggere senza pessimismo, e soprattutto, senza aggressività giudicante questa fase involutiva. Credo che si tratti solo di una pausa, ma il vento dello Spirito non si arresta e continua a spingerci verso nuove sintesi. Dopo 50 anni di storia, il Gruppo sta vivendo una complessa transizione: dalla dedicazione esclusiva alla Chiesa, alla sua spiritualità e pastorale, all’attenzione verso la società multiculturale e le sue dinamiche, da un linguaggio ecclesiale a un linguaggio antropologico. Ma sempre e solo con la passione di favorire processi di trasformazione della società per un Mondo migliore.
Il futuro? Leggiamo nel Vangelo: Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami (Mt 13,31-32). Iniziamo i nostri primi passi con realismo, con speranza e con fiducia.
 
 
Don Gino Moro

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